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Commissione Covid già spuntata? A Davos parla il ceo di Moderna – Gianluca Spera

Sembrano ormai maturi i tempi per l’istituzione della Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’epoca pandemica. La richiesta di iscrizione all’ufficio di presidenza della Commissione affari sociali della Camera è già stata formalizzata. Così come è stato calendarizzato l’iter del disegno di legge che poi sarà trasmesso al Senato.

Fare chiarezza

“In primavera la Commissione deve assolutamente partire, dobbiamo capire cosa è accaduto tra il 2020 e il 2022 e approfondire”, ha dichiarato all’Adnkronos Galeazzo Bignami, deputato di Fratelli d’Italia e vice ministro delle Infrastrutture.

“Dobbiamo indagare per bene e fare chiarezza su tutto: dall’assenza del piano pandemico ai verbali secretati, dalla carenza dei dispositivi alla gestione delle mascherine alle cure domiciliari negate. E non possiamo dimenticare quello che è successo in Val Seriana”, ha precisato Bignami suscitando le immediate reazioni piccate dei vari virologi impegnati a difendere strenuamente la cattedrale sanitaria.

La sensazione è che questa commissione rappresenterà un terreno di duro scontro politico, in particolare al momento di stabilire il perimetro d’indagine. Anche perché, allo stato attuale, sembra che tanti fatti meritevoli di approfondimento non siano stati contemplati tra quelli da assegnare al lavoro dei membri della futura commissione.

Il controllo dell’informazione

Al di là delle questioni squisitamente mediche che pure rivestono una certa importanza, ci sarebbe da analizzare con attenzione il modo in cui sono state veicolate le informazioni in questo lungo triennio pandemico. Bisognerebbe comprendere la ragione per la quale è stato imposto un pensiero unico sanitario che non ammetteva l’opinione contraria.

Insomma, le notizie sono state davvero somministrate con “modalità meno democratiche” come teorizzato dall’ex premier Mario Monti nel novembre 2021 durante una trasmissione su La7. Davvero si è avuta l’impressione che ci fosse un sistema che dosasse dall’alto i precetti sanitari spacciandoli per verità scientifiche senza ammettere un minimo di contraddittorio e riservando il pubblico ludibrio ai dissidenti.

Va senza dire che, pure in emergenza o forse proprio in emergenza, gli strumenti di tenuta democratica dovrebbero dimostrarsi robusti tenendo al riparo i cittadini dall’invadenza del potere precostituito. Nel nostro Paese, si sono evidentemente sbriciolati al primo Dpcm con tutte le conseguenze nefaste che ne sono seguite.

Occasione da non sprecare

Allora, per andare oltre le schermaglie politiche e le prevedibili resistenze dei partiti che allora erano al governo, gli aspetti principali da mettere sotto la lente di ingrandimento dovrebbero essere proprio questi: lo squilibrio nei rapporti tra lo Stato e il cittadino durante l’era pandemica e il ruolo cruciale dell’informazione.

Altrimenti, anche questa commissione rischia di rivelarsi un’occasione sprecata per far luce su una delle stagioni più buie della nostra storia recente.

Le pressioni di Big Pharma sui social

D’altronde, è piuttosto allarmante il materiale che sta emergendo dall’inchiesta giornalistica sui Twitter files che ora si è allargata ad altre piattaforme social.

Ne ha parlato Alessandro Rico su La Verità che ha citato il lavoro del giornalista Lee Fang. Quest’ultimo ha riportato le pressioni delle case farmaceutiche per stoppare qualsiasi informazione relativa ai costi elevati dei loro prodotti anti-Covid, irragionevoli per i Paesi in via di sviluppo che rischiavano di restarne sprovvisti.

Tra l’altro, proprio in questi giorni, si discute di modifica al Regolamento sanitario internazionale e, in particolare, si dibatte sulle modalità di contrasto alla disinformazione. Anche se, come scritto la scorsa settimana su Atlantico Quotidiano, i social hanno oscurato per lo più informazioni scientificamente valide solo perché non allineate al dogma sanitario.

Le ammissioni del ceo di Moderna

Peraltro, durante un’audizione al WEF il ceo di Moderna, il francese Stéphane Bancel, ha confermato quanto sia fondamentale il ruolo dei social network ispirandosi per certi versi al modello montiano.

Infatti, ha ammesso che, nei Paesi in cui non solo il dibattito politico ma anche quello sui social è stato aperto, il tasso di vaccinazione è stato più basso. Mentre, laddove (come in Italia, ndr) tutti i partiti hanno spinto le persone verso le iniezioni, rassicurando su efficacia e validità del prodotto, l’adesione è stata massiccia.

Non dice Bancel che, sempre in Italia, non è bastata la liturgia sanitaria ma è stato necessario introdurre pure uno strumento fortemente coercitivo e discriminatorio come il Green Pass per spingere la gente negli hub.

Il silenzio di Pfizer

Nemmeno si preoccupa di aggiungere che il confronto politico è alla base delle democrazie moderne, dolendosi soltanto dell’effetto collaterale che si concretizza sotto forma di minore partecipazione alla campagna di vaccinazione. A Davos era presente anche Albert Bourla, l’ad della Pfizer, il quale, incalzato da alcuni giornalisti indipendenti, ha preferito non rispondere alle loro domande.

Perdita di fiducia

Ma, d’altronde, ancor prima di questi recenti episodi, la perdita di fiducia di molti cittadini nel credo sanitario si sta palesando in maniera più che evidente. Lo certifica, per esempio, il sostanziale flop della quarta dose che, in assenza di obblighi surrettizi, è stata rifiutata anche dalla maggior parte delle persone ritenute a rischio perché fragili o anziane.

Nonostante, soprattutto nel nostro Paese, la propaganda a senso unico continui imperterrita sopravvivendo anche al cambio di governo.

Alla ricerca della verità

Allora, ci sarebbe assai da riflettere sui metodi di comunicazione utilizzati nell’ultimo triennio che hanno evidentemente orientato la volontà delle persone impedendo che assumessero una scelta davvero libera e consapevole. Ecco perché la nascente commissione dovrebbe porre l’attenzione proprio su questo aspetto decisivo della vicenda.

Socraticamente, dovrebbe mettersi alla ricerca della verità. È pur vero che, come scriveva Flaiano, la verità fulmina chi osa guardarla in faccia. Però, questa volta, occorre il coraggio per acciuffarla pure in fondo al pozzo scoperchiando il classico vaso di Pandora.

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