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Messina, il Presidente del Tribunale per i minorenni: “ecco come affrontare il disagio giovanile”

Poco più di due anni e mezzo a Messina, tanta voglia di lavorare per affrontare i disagi minorili, capirne le cause, intervenire in maniera incisiva superando certi stereotipi, guardando solo all’interesse del minore e al recupero del ruolo della famiglia. Questi gli obiettivi di Maria Francesca Pricoco, presidente del Tribunale per i minorenni di Messina. A seguito delle criticità emerse durante i lavori del tavolo di coordinamento per esaminare le problematiche del disagio minorile, voluto dal Prefetto di Messina Cosima Di Stani, il Presidente Pricoco ha messo in luce una situazione complicata che riguarda l’intera Regione siciliana. Evidente la debolezza del ruolo genitoriale soprattutto nelle cosiddette famiglie allargate, dice il Presidente Pricoco, “che risente delle incertezze e delle contraddizioni di un contesto sociale disarmonico e poco attento alla vita di relazione. I minori appartenenti a questi nuclei familiari, non riescono a costruire percorsi di crescita adeguati, con la conseguenza che si rapportano con atti violenti”. Spesso chi si comporta in maniera non conforme alle regole, prosegue la dott.ssa Pricoco, “appartiene a famiglie dove è evidente la povertà educativa, dove ci sono poche risorse economiche, periferie esistenziali fatte di situazioni di marginalità e discriminazione”. Molti di questi minori “vengono “arruolati” dalle organizzazioni criminali anche di stampo mafioso, per spacciare sostanze stupefacenti e compiere piccoli reati contro il patrimonio. Questo fenomeno di trasgressione, sta facendo registrare un processo di omologazione, in maniera preoccupante, anche in minori appartenenti a famiglie che abitano nel centro cittadino, più abbienti sia dal punto di vista economico che culturale”. Nei luoghi della movida, prosegue il Presidente, “si possono incontrare minori che mettono in mostra la loro solidità economica, attraverso telefoni cellulari costosi e abiti griffati, condizioni queste, per conquistarsi uno spazio di credibilità e di pseudo potere, assumendo atteggiamenti ed atti penalmente rilevanti come aggressioni, minacce, lesioni, atti di bullismo. Spesso a commettere questi atti sono minori al di sotto di quattordici anni quindi, non imputabili ma solo oggetto di procedimenti civili o amministrativi”.

A tal proposito il Presidente “fa riferimento alla legge Cartabia che, da poco, ha modificato alcune norme riferite alla giustizia minorile per cui, alcuni reati non sono più perseguibili d’ufficio, soprattutto quelli contro la persona, se non accompagnate da querela da parte dell’offeso, e, in assenza di determinati aggravanti. In caso di spaccio, anche il minore al di sotto degli anni 14 non è punibile”. La Corte di Cassazione ha sottolineato che la condizione soggettiva del minore deve essere esaminata nonostante la gravità della imputazione verificando la possibilità o meno di recupero. Per questo motivo, afferma Pricoco, “la criminalità utilizza i minori per compiere atti illegittimi. In certi contesti i minorenni hanno mostrato capacità organizzative di tutto rispetto; Messina è una striscia di terra che ha contatti con Palermo, Catania e Caltanissetta. Per attività di detenzione e spaccio di droga anche i minori riescono a creare facilmente contatti per rifornirsi”.

“Le forze dell’ordine hanno accertato– dice- che nei luoghi di incontro dove si acquista e si spaccia, quasi sempre, lo spacciatore minorenne è un assuntore di sostanze stupefacenti; rispetto agli anni passati, c’è un aumento delle dipendenze. Questa degenerazione delle condotte ha determinato un incontro perverso di minorenni tossicodipendenti con gruppi di minorenni dediti allo spaccio che, inevitabilmente alimenta e arricchisce i sistemi di criminalità organizzata ed incide profondamente nella vita di relazione degli adolescenti, operando in modo distruttivo, sui percorsi di maturazione e di condivisione di una sana vita di comunità”. “Sintomo di questo cambiamento – afferma la dott.ssa Pricoco- è dovuto all’uso del linguaggio spesso mediato e derivato dall’utilizzo dei social. Ciò che salta subito agli occhi del giudice minorile, è l’atteggiamento di rabbia e di aggressività che questi minori utilizzano con i loro genitori testimonianza di una profonda insicurezza e richiesta d’aiuto e di attenzione”.

“Compito della Giustizia minorile- sottolinea-è quello della prevenzione e dell’educazione; priorità viene anche data alla devianza minorile conseguenza di perdita e di abbandono da parte della famiglia, della incapacità dei genitori di condurre i figli alla vita educativa. Sono in aumento procedimenti in materia civile per responsabilità genitoriale, limitatezza o decadenza ed avviamento delle procedure di adottabilità”. “Nonostante ciò- dichiara – gli uffici lavorano per cercare di recuperare il rapporto con i genitori naturali. Il giudice minorile ascolta spesso situazioni di sofferenza, di maltrattamenti, di solitudine, cercando sempre di trovare strade alternative per trasformare il destino di questi adolescenti”.”Nel territorio di Messina, in considerazione dei flussi migratori che hanno avuto inizio negli anni ’80- spiega- ci stranieri di seconda e terza generazione in numero superiore, considerata la popolazione, rispetto a Palermo e Catania per cui, anche in queste famiglie, si registrano gravi responsabilità genitoriali spesso derivanti dal loro credo religioso”.

Il Presidente Pricoco invita “i pubblici amministratori a studiare un piano regionale per l’infanzia e l’adolescenza, in grado di valutare con scrupolo e accortezza ogni situazione”. A tal proposito, presenta alcune tipologie di azioni: “a) intervenire nelle famiglie in grave difficoltà potenziando i servizi sociali in tutto il territorio, cosi come previsto dalla legge regionale n. 22/86 (definizione degli standards strutturali ed organizzativi dei servizi socio – assistenziali) mai rispettata; b) implementare il numero dei neuropsichiatri operanti presso servizi sanitari delle ASP per verificare casi di violenza e abusi da parte di parenti e genitori; potenziare i Servizi per le dipendenze e la salute mentale in quando privi di specialisti; c) strutturare un esercito di educatori territoriali che sostengano le famiglie con servizi domiciliari o/e di sostegno psicologico e pedagogico in collaborazione con centri di aggregazione e di socializzazione e con la scuola in particolare che, grazie agli insegnanti devono cercare di rafforzare nei giovani la fiducia nelle istituzioni in modo da portarli a denunciare atti e violenze subite; d) nel penale, sostenere la messa alla prova; il minore, con la presenza dell’educatore deve costruire relazioni sociali in tutti gli ambiti in modo che, una volta tornato alla vita “normale”, possa fare affidamento su ciò che è riuscito a costruire; e) prevedere case famiglia dove indirizzare i minori, nel frattempo che la famiglia naturale si ricostruisca; f) realizzare case di comunità per le ragazze in quanto inesistenti”.

I minori sono un bene della collettività che va protetto, seguito ed indirizzato in quanto, rappresenta la speranza per il domani. Trasformiamo centri e strutture che non vengono più utilizzate, in luoghi dove i ragazzi possano incontrasi, giocare, realizzare momenti di amicizia, dare sfogo alle loro passione, fare musica, teatro, ballare, dipingere, potenziare le attività manuali e quanto altro possa farli sentire “persone”. Così allontaneremo la solitudine e la tristezza che spesso li avvolge per ridargli la gioia di vivere.

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