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Liti e veleni sul blitz condono. Meloni teme i rilievi del Colle

Il governo depenalizza l’evasione sfidando Mattarella che ha già messo paletti sullo scudo erariale e sui decreti omnibus. Il blitz è arrivato martedì a metà pomeriggio quando il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, di Fratelli d’Italia […]

(DI GIACOMO SALVINI – Il Fatto Quotidiano) – Il blitz è arrivato martedì a metà pomeriggio quando il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, di Fratelli d’Italia, si è presentato direttamente in Consiglio dei ministri (fatto piuttosto inusuale) per presidiare l’approvazione del decreto. Nel testo che proroga gli sconti per le bollette, infatti, il commercialista meloniano ha fatto inserire una norma sconosciuta a molti ministri e che non era prevista nella bozza iniziale: la depenalizzazione per il reato di omesso versamento. Il principio della misura è chiaro: se paghi tutto il dovuto, non sarai perseguito penalmente. Un condono penale di cui si è venuto a sapere solo martedì sera nel comunicato di Palazzo Chigi in cui venivano elencate le misure approvate in Consiglio dei ministri.

Ieri il testo del decreto ancora non era disponibile e dovrà essere mandato al Quirinale nelle prossime ore: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, deve firmarlo entro il 31 marzo per evitare che scattino i rincari delle bollette. La norma non era stata condivisa con il Colle prima dell’approvazione. Ma a Palazzo Chigi sono preoccupati per i rilievi di Mattarella, temendo una possibile bocciatura o uno spacchettamento del condono dal decreto. Anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha dovuto subire la norma: “Le parti discutibili sono state evitate, è rimasto quello che è ragionevole”, ha detto ieri, facendo capire di aver evitato di inserire i reati di omessa dichiarazione e dichiarazione infedele come prevedeva un emendamento proposto da Leo in legge di Bilancio. Poi ha aggiunto: “Se ho firmato il decreto sarò d’accordo… sennò non lo firmavo, è il segnale che se uno si mette a posto, si ravvede e paga quello che doveva pagare, le sanzioni: si tratta di evasione dichiarata”.

Di certo c’è che nella maggioranza, ieri, in molti prendevano le distanze dalla norma. I vertici di Forza Italia e della Lega dicono di non saperne niente e attribuiscono tutto a Leo. Anche il viceministro della Giustizia berlusconiano, Francesco Paolo Sisto, martedì è stato per un’ora a Palazzo Chigi. La spinta decisiva, però, è stata quella dell’esponente di Fratelli d’Italia. Giorgetti l’avrebbe subita e non si sarebbe potuto opporre all’accordo tra Leo e la presidente del Consiglio Meloni, dice un esponente di governo. Tant’è che nel comunicato inviato dal ministero dell’Economia martedì sera con le principali misure approvate, quella sul condono penale non c’era. Non è chiaro nemmeno se il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ne fosse stato informato. “Ma è rilevante?”, chiede ironico un esponente di governo.

Restano però i timori di Palazzo Chigi sulla linea che terrà il Colle. Perché con questa norma il governo sfida i paletti messi da Mattarella nelle ultime settimane. In primis sul merito: in maggioranza si ricorda come fu anche il Quirinale a porre dubbi sul condono in legge di Bilancio. Non solo: a febbraio è stata la moral suasion di Mattarella a far togliere dal decreto Pnrr la proroga per lo scudo erariale per gli amministratori, dopo le proteste della Corte dei Conti.

Poi c’è un problema di metodo: poco più di un mese fa il presidente della Repubblica, controfirmando il Milleproroghe, aveva accompagnato la promulga del decreto con una lettera inviata ai presidenti delle Camere in cui criticava la prassi dei decreti-legge omnibus “del tutto disomogenei”. Il requisito dell’urgenza, insomma, anche in questo caso non c’è. Il timore, nel governo, è quello che il Colle chieda di stralciare la norma. Ieri intanto se è arrivato l’endorsement dei commercialisti (“una norma ragionevole”), hanno protestato le opposizioni: “Inaccettabile, il governo la ritiri” dice Antonio Misiani del Pd. “Non vogliamo favori agli evasori”, ha aggiunto Giuseppe Conte.

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