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L’importanza di nominare Ernesto

A scegliere il capo della Procura di Firenze, che dovrà sostenere l’accusa contro Matteo Renzi e compagni, sarà anche Ernesto Carbone. L’ex deputato renziano, eletto nel 2013 con il Pd, ricandidato nel 2018 e non rieletto, poi membro […]

(DI MARCO LILLO – Il Fatto Quotidiano) – A scegliere il capo della Procura di Firenze, che dovrà sostenere l’accusa contro Matteo Renzi e compagni, sarà anche Ernesto Carbone. L’ex deputato renziano, eletto nel 2013 con il Pd, ricandidato nel 2018 e non rieletto, poi membro della direzione nazionale di Italia Viva, a gennaio è stato nominato membro laico del Consiglio superiore della magistratura. Aveva tutti i titoli, come da verifica dell’apposita commissione del Csm, in quanto avvocato esercente la professione da più di 15 anni. Al momento della nomina risultava iscritto all’albo ordinario dell’Ordine di Paola e con studio a Bonifati dal 2002. In questo paesino in provincia di Cosenza di 2.800 abitanti avrebbe avuto per più di 20 anni il suo studio. Al cronista del Fatto, però, nessuno a Bonifati ha saputo indicare lo studio dell’avvocato Carbone.

Il consigliere del Csm spiega: “Fino a due tre anni fa, io ho avuto lo studio a Bonifati in una villetta che si trova scendendo dalla statale giù al mare”. Effettivamente la villetta c’è e fu acquistata negli anni Novanta dai genitori. Carbone cresce a Cosenza ma studia Legge e si laurea a Bologna nel 1998. A dicembre 1998 è già nella segreteria tecnica al ministero dell’Agricoltura, con Paolo De Castro. Poi dal 2001 assistente del presidente di Nomisma De Castro. Nel 2005 Carbone diventa direttore generale della Fondazione di Prodi ‘Governare per’. Nel 2006-8 è a Roma al seguito del solito ministro dell’Agricoltura De Castro. Intanto, nel 2002, diventa avvocato a Paola grazie alla residenza a Bonifati nella casa al mare dei genitori. Nel 2003 trasferisce la residenza a Bologna lasciando però l’iscrizione a Paola e lo studio a Bonifati.

“Io avevo tre studi – spiega – uno era a Bonifati, uno a Bologna, dove avevo una stanza in uno studio multi-office in piazza Galileo 5, e poi più tardi ne ho aperto uno a Roma associato allo studio Sticchi Damiani, in piazza San Lorenzo in Lucina”. Insomma, Carbone dirada i dubbi con grande gentilezza così: “Non ho fatto molto tribunale, ma sono 21 anni che faccio davvero l’avvocato. Facevo soprattutto consulenza e ho sempre fatturato come avvocato, anche quando ero in Parlamento, pagando i contributi alla Cassa forense”.

Così ora l’Ordine di Paola può vantare un (ex) avvocato di Bonifati nella Quinta Commissione del Csm presieduta dal giudice Maria Luisa Mazzola (con Daniela Bianchini, laica di FdI, Andrea Mirenda, togato indipendente, Antonello Cosentino di Area, Roberto D’Auria di Unicost) e che contribuirà a scegliere il capo della Procura di Firenze. L’ufficio è vacante da giugno e la nomina è delicata politicamente. A Firenze Berlusconi è indagato per le stragi del 1993 con Marcello Dell’Utri. A Firenze Matteo Renzi è imputato in udienza preliminare per Open, mentre i genitori sono a processo per bancarotta. I candidati più quotati alla poltrona che scotta sono il vicepresidente di Eurojust, Filippo Spiezia, e il procuratore capo di Livorno, Ettore Squillace Greco. La nomina arriverà in plenum davanti al vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, che difendeva il coimputato di Renzi, Alberto Bianchi, ex presidente di Open, ma prima se ne occuperà la commissione di Carbone che pur non essendo mai stato indagato, è citato molte volte nelle carte dell’inchiesta Open. Come scrive la Finanza, Carbone dalla fine del 2012 all’ottobre 2013 era membro del consiglio direttivo della Fondazione Big Bang, che raccoglieva i fondi per l’attività politica di Renzi e che poi lascerà il posto a Open. Carbone è citato poi negli atti come contributore. Come altri parlamentari versava 800 euro al mese a Open. Dal giugno 2013 al febbraio 2018 ha versato lecitamente in tutto 43.200 euro. Si cita ancora Carbone, sempre per fatti leciti, anche per i rapporti tra la Fondazione e il patron del gruppo Moby, Vincenzo Onorato, non indagato. La Gdf elenca i contributi leciti di Onorato e Moby per un totale di 300 mila euro tra novembre 2015 e luglio 2016 e osserva che “le contribuzioni a favore della Fondazione Open erogate da Onorato Vincenzo e dalla Moby Spa appaiono finalizzate a consolidare e rafforzare i rapporti con esponenti politici del Partito democratico collegati alla Fondazione Open (in particolare con l’on. Ernesto Carbone e con l’on. Luca Lotti, quest’ultimo con incarichi di governo), potenzialmente funzionali agli interessi imprenditoriali del gruppo Moby”. Tutti fatti leciti anche per i pm che non li contestano.

Il giorno 7 giugno 2016, aggiunge la Guardia di finanza, Bianchi “annotava nell’agenda 2016 l’appuntamento alle 11 a Roma con ‘E. Carbone’ (…) e lo collegava con i nominativi ‘Onorato’ e ‘Ph Morris’”. Tutto lecito ribadiamo. Come la ‘lettera a Luca’ nella quale Onorato manifesta a Lotti la necessità di un intervento normativo indicandone anche i termini. La lettera sarà spedita l’8 ottobre 2016 da Onorato a Lotti e per conoscenza a Carbone.

C’è poi un paragrafo dell’informativa del 15 aprile del 2021 della Finanza dedicata alla società dell’ex premier, la Digistart Srl. Già abbiamo scritto sul Fatto delle email tra Carbone e Onorato con allegata una bozza di contratto di consulenza Moby-Digistart, firmata solo da Moby, che prevedeva la fornitura di servizi aziendali dalla società di Renzi al gruppo Onorato in cambio di un pagamento a Digistart pari all’1,5 per cento dei potenziali nuovi investitori o nuovi clienti. Digistart, creata nel maggio 2019, fu chiusa il 23 novembre 2019 e non se ne fece nulla. Aveva come socio unico Renzi e amministratore l’ex premier tranne per un breve periodo (dal 9 al 25 settembre 2019) nel quale lo sostituì Carrai. Il 5 agosto 2019 Carbone, nella veste di avvocato, gira a Carrai una bozza del contratto già firmata da Moby con scritto “mi rimandi per favore tutto firmato. Un saluto EC”.

Poi la Finanza scrive: “Dalle immagini (…) delle email (…) risulta che Carrai Marco trasmette a Renzi Matteo (…) specifici file riferibili alla consulenza a favore della Moby provvedendo a inoltrare le email scambiate con vari soggetti quali Giuseppe Palermo (Pwc Spa), Carbone Ernesto e Greggio Francesco (Moby Spa) Casiraghi Francesco (Advent International) (…) in particolare dall’immagine (…) emerge che in data 10 agosto Carrai Marco invia a Matteo Renzi i file in formato pdf dei documenti ‘Moby_IBR_10.04.2019_Ad…um_Advent.pdf (1,6 mb)’ ‘Moby_IBR_18.03.2019_Advent.Pdf (3.6mb)”. Advent International è un grande gruppo americano che nel 2016 ha pagato 500 mila euro a Carrai per la sua consulenza lecita sull’acquisizione dei sistemi di pagamento di Banca Intesa.

I file pdf allegati a quelle email del 2019 in cui si citano nel titolo Advent e Moby, inviati il 10 agosto 2019 da Carrai a Matteo Renzi, non sono stati sequestrati. Abbiamo chiesto lumi a Onorato, Carrai, Renzi e al manager di Advent Francesco Casiraghi. Nessuno ricorda nulla. Anzi. Carrai ci ha fatto sapere che di queste cose non dovremmo parlare perché la Cassazione ha annullato il sequestro del suo materiale informatico disponendone la restituzione.

Però le informative furono depositate nel 2021 e legittimamente conosciute dai giornalisti. Sono fatti leciti ma di interesse pubblico. Invece di invocare una sorta di cancellazione dei fatti dalla memoria collettiva, come fa Carrai, sarebbe bene che i soggetti pubblici coinvolti spiegassero. Al Fatto Carbone spiega: “Non ne parlo per riservatezza professionale. Agivo come avvocato e comunque non ho preso un euro perché era un’attività retribuita a fee”.

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