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Ucraina, così la strategia del no alla diplomazia e dell’invio di armi l’ha ridotta in un Paese finito

Ucraina, così la strategia del no alla diplomazia e dell’invio di armi l’ha ridotta in un Paese finito

(Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – Perché i principali media italiani che promuovono la guerra in Ucraina sono così ossessionati dagli aspetti militari del conflitto? Perché passano così tanto tempo a contare droni, brigate e soldatini? Perché sono così ansiosi di stabilire che i soldati ucraini sono più valorosi dei russi o che i mezzi militari della Nato sono tecnologicamente più avanzati di quelli della Russia? Perché – continuo a domandare – sono così ossessionati dal calcolo dei centimetri quadrati di territorio riconquistati dagli ucraini?

La ragione è semplice: spostando l’attenzione su questi aspetti tecnici e specifici, possono nascondere il quadro generale ovvero la devastazione dell’Ucraina, di cui il blocco occidentale guidato da Biden è corresponsabile. Se anche i soldati ucraini fossero più valorosi di quelli russi, rimarrebbe il fatto che la Russia devasta l’Ucraina mentre il territorio russo è illeso. La metà circa delle infrastrutture energetiche dell’Ucraina è collassata sotto una pioggia di missili. Continuando di questo passo, l’intero sistema rischia il collasso in inverno.

Questo esito era ampiamente prevedibile. Eppure la strategia del blocco occidentale guidato da Biden si è basata su tre comandamenti: 1) diplomazia zero; 2) invio di armi pesanti senza una strategia di fuoriuscita dal conflitto; 3) demonizzazione dei pacifisti.

Il 24 febbraio dicevo che l’Ucraina è un Paese fondamentalmente perso. Oggi direi che è un Paese fondamentalmente finito; un Paese senza più un futuro sprofondato in un abisso di sofferenza e di disperazione con una cifra spaventosa di morti tra i soldati: il comandante supremo dell’esercito americano, il generale Mark Milley, ha parlato di centomila soldati ucraini uccisi o feriti. Quindi, chi sta vincendo la guerra? La Russia, il cui territorio è illeso, oppure l’Ucraina, il cui territorio è devastato?

La risposta dei principali media italiani e dei nostri politici più corrotti dai gruppi che promuovono le politiche di guerra è: “L’Ucraina sta vincendo la guerra perché i russi si sono ritirati da Kherson”. Ecco il mio consiglio: quando i guerrafondai italiani vi rispondono in questo modo furbesco per evitare di riconoscere il fallimento delle politiche di morte in Ucraina del blocco occidentale guidato da Biden, replicate come segue.

Uno: “I russi si saranno pure ritirati da Kherson, ma l’Ucraina è un Paese sventrato da cima a fondo”.

Due: “Se anche riconquistasse tutti i territori, l’Ucraina rimarrebbe ugualmente un Paese finito perché sarebbe attaccata dalla Russia per molti anni a venire”.

Tre: “Una volta riconquistato il Donbass, l’Ucraina sarebbe ugualmente un Paese finito perché dovrebbe combattere per mantenere quella regione che confina con la Russia, una superpotenza nucleare”.

Ecco perché la strategia occidentale basata sul rifiuto della diplomazia, l’invio di armi senza una strategia di fuoriuscita dal conflitto e la demonizzazione dei pacifisti, ha trasformato l’Ucraina in un Paese finito.

Mi sono sempre battuto contro la guerra in Siria. Per tanti anni ho cercato di richiamare l’attenzione del pubblico italiano su quella guerra maledetta e su tutti i bambini che in quella guerra sono morti.

Non accetterò mai una Siria nel cuore dell’Europa.

Non accetterò mai che la mia parte politica alimenti la guerra in Ucraina anziché spegnerla.

Avanzi l’Italia.

Avanzi la pace.

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