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Sparò al cognato, patteggia la pena

NUORO. Tre anni e 8 mesi di reclusione. È questa la pena patteggiata da Pietro Murru, 51 anni di Gavoi, accusato di lesioni personali, ricettazione, porto illegale di arma e spari in luogo pubblico. L’uomo era stato arrestato nel maggio dello scorso anno con l’accusa di aver ferito con un colpo di pistola, l’idraulico Guido Busia, compagno della sorella. Difeso dagli avvocati Michele Mannirori e Gianluca Sedda, l’imputato ha scelto di chiudere la vicenda con il patteggiamento, accordato con il pm Riccardo Belfiori. Il gup Giovanni Angelicchio ha applicato la pena. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Murru e Busia si erano dati appuntamento a Ponte Aratu, nei pressi del lago di Gusana per appianare alcune divergenze. La discussione, però, era degenerata in un diverbio e precipitata in una colluttazione, nel corso della quale era partito accidentalmente il colpo di pistola che aveva ferito Guido Busia.

A quel punto Pietro Murru lo aveva soccorso e portato fino a Nuoro, lasciandolo nei pressi del pronto soccorso del San Francesco. L’uomo era stato ripreso dall’impianto di videosorveglianza attorno all’ospedale, ed era stato rintracciato qualche ora dopo a Gavoi dagli agenti del commissariato. Al momento del fermo, Murru aveva con sé due pistole, una calibro 7,65 con la matricola cancellata dalla quale era partito il colpo che aveva ferito Busia, e una calibro 20.

L’uomo aveva fatto subito ammissioni sulla sua responsabilità: aveva spiegato di aver incontrato il cognato per chiarire alcuni attriti, e di come la situazione era degenerata fino all’esplosione del colpo. Ricostruzione diametralmente opposta era stata fornita dal ferito.

Busia, infatti, medicato e dimesso subito, sentito dal sostituto procuratore Belfiori e dal capo della squadra mobile Silvio Esposito, aveva detto di esser stato affrontato da due persone mascherate mentre passeggiava nei boschi vicino al paese. I due lo avrebbero legato e avrebbero sparato contro di lui, colpendolo a un piede. Quindi, sarebbe stato caricato in auto dai suoi stessi aggressori che lo avrebbero portato a Nuoro, per poi abbandonarlo vicino all’ospedale. Versione ritenuta, però, poco credibile dagli investigatori. Inoltre, la seconda pistola, la calibro 20, trovata a Murru poco dopo il fatto, era risultata legalmente detenuta dal cognato. Denunciato per porto abusivo di arma (la posizione era stata stralciata) anche Busia aveva patteggiato.

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