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Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Dualchi

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Dualchi (Duarche in sardo) è un comune di circa 500 abitanti della provincia di Nuoro  nella subregione del Marghine. Il paese è situato a 321 metri sul livello del mare nella zona settentrionale dell’altopiano di Abbasanta.

Confina con Noragugume, Silanus, Sedilo, Aidomaggiore, Birori, Bortigali e Borore.

Non si hanno indicazioni precise circa il toponimo ma, secondo alcuni studiosi, la denominazione potrebbe derivare dalla voce fenicia “Darac”, che significa ‘strada, via, passaggio’, in riferimento all’antica strada olbiese.

Il territorio è stato popolato sin dal Neolitico, come testimoniano vari monumenti megalitici, tra cui domus de Janas, e frequentato assiduamente in età nuragica. Sparsi tra pascoli e imponenti vallate si trovano i nuraghi Biriola e Bardalazzu e, soprattutto, il complesso ben conservato comprendente il protonuraghe Cubas e il nuraghe Ponte, alto 11 metri, uno dei più importanti per la tecnica costruttiva a blocchi di grandi dimensioni. Asi possono ammirare anche tombe di Giganti e betili troncoconici. Non mancano resti di epoca punica e romana: a sud dell’abitato c’è una necropoli romana, databile tra III e IV secolo d.C.

Al limite della zona dell’altopiano basaltico di Pranu Ozzastru, a picco sulla valle del rio Murtazzolu, si erige il nuraghe Crabas tipico esempio di nuraghe a corridoio, che presenta una pianta ellitica e due ingressi uno ad est ed uno ad ovest; all’interno si presentano nicchie, corridoi e scale che conducono al piano superiore. Il nuraghe verso nord è protetto da un antemurale dall’andamento curvilineo.

Quasi a picco nella zona dell’altopiano basaltico che delimita a sud la valle del Rio Murtazzolu, si trova una sepoltura di tipo dolmenico, in buono stato di conservazione.

Nella zona detta S’aspru, invece, si trovano i resti di una costruzione nuragica che per via del suo cattivo stato conservativo non si può affermare con certezza si tratti dei resti di un nuraghe o di una recinzione nuragica.

A circa centocinquanta metri da questa costruzione in direzione sud-est, si trova un ampio villaggio nuragico costituito da edifici a pianta circolare, esso risulta racchiuso da una muraglia megalitica ad andamento curvilineo.

Complesso archeologico dei nuraghe Piddio, Biriola, Caddaris e Curzu

Dalla zona della chiesa di S. Leonardo, procedendo verso il limite del campo sportivo si trova una stradina asfaltata, precorrendola possiamo avvicinarci alla zona archeologica.

Il nuraghe Piddio è tra i quattro quello più settentrionale, si presenta come un massiccio monotorre con camera circolare a tholos parzialmente crollata.

A una distanza di circa quattrocento metri da esso troviamo il nuraghe Biriola vera e propria fortezza di notevole dimensione (trentotto per ventidue circa) la cui pianta, molto particolare ricorda la forma di un piede; lo si potrebbe definire di tipo misto, il nuraghe presenta un ampia camera a pianta circolare, con una copertura a falsa volta, nella parte centrale della struttura sono presenti delle nicchie in parte esplorabili.

Intorno al nuraghe sorgeva un villaggio di cui sono ancora presenti alcune mura perimetrali.

In direzione nord ovest, a circa centocinquanta metri, si trovano i resti di una fonte nuragica, dopo la quale si può vedere un’area di sepoltura romana con le urne cinerarie direttamente scavate nella roccia.

Nella zona sud est, a circa trecento metri dal nuraghe, si erge una sepoltura dolmenica e, a sud di essa, a circa centocinquanta metri si trova il nuraghe Curzu; esso si presenta incompleto ma è ben visibile l’ingresso sovrastato da un massiccio architrave, la camera a tholos è in parte scoperchiata e ricoperta di terra.

A quattrocento metri di distanza da esso resiste il nuraghe Caddaris, in buon stato di conservazione: si tratta di un nuraghe a tholos, con un ingresso trapezoidale, mentre la camera circolare mostra tre nicchie disposte a croce.

Nella periferia meridionale del paese si trova un ‘interessante monumento, inserito nell’area archeologica di Sa Corte:  una muraglia megalitica ad andamento rettilineo, della lunghezza di circa venti metri, essa presenta un’apertura quadrangolare semi interrata la porzione rimasta in superficie è sovrastata da un architrave, insolito nell’architettura nuragica.

Nella zona, nel 1986, durante alcuni lavori venne ritrovata una tomba romana ”alla cappuccina”.

Il complesso archeologico di Su Putzu iu è costituito da una tomba dei giganti e da una fonte. La tomba si trova a circa settecento metri in direzione nord-ovest dal nuraghe Uana e a circa quattrocentocinquanta metri a sud del nuraghe Bardalazzu. È ben visibile il corpo tombale dove si sono conservati i conci cuneati del perimetro esterno e l’esedra ed è ben individuabile il vano funerario.

A circa duecento metri a sud- est della tomba dei giganti, troviamo la fonte Su Putzu iu: da quel che si può vedere si tratta di una fontana nuragica, coperta da rovi, con pianta circolare di cui rimangono il fondo ed alcuni filari della tholos di copertura.

Nel Medioevo appartenne al giudicato di Torres e fece parte della curatoria del Marghine. Nel XIV secolo la curatoria di Parte Barigadu del giudicato di Arborea assorbì parte della curatoria del Marghine e Dualchi passò, quindi, sotto l’influenza dei giudici di Arborea.

Alla caduta del giudicato entrò a far parte del marchesato di Oristano. Nel corso della guerra, combattuta nel 1478, tra Leonardo Alagon, marchese di Oristano, e il viceré di Aragona, gli abitanti di Dualchi furono fedeli al marchese e combatterono contro gli aragonesi ma furono sconfitti.

Il paese passò quindi sotto il dominio aragonese e divenne un feudo. Nel XVIII secolo fu incorporato nel marchesato del Marghine, di cui i titolari erano i Pimentel, da cui passò poi ai Tellez-Giron, ai quali fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Vari edifici di culto caratterizzano il paese, a iniziare dalla parrocchiale di san Leonardo Abate (XVI secolo), la cui ricorrenza si celebra l’ultima domenica di agosto con canti e balli tradizionali: la chiesa fu costruita sui ruderi di un edificio del XII secolo.

Ci sono, poi, i santuari della beata Vergine d’Itria (fine XV secolo), di sant’Antonio Abate (XVI secolo) e di san Pietro apostolo, poco fuori dal paese, di impianto gotico-aragonese e risalente al XVI secolo, con attorno vecchi alloggi per i pellegrini, sas cumbessias.

A fine giugno, in occasione dei festeggiamenti per il santo, dopo un processione sino alla chiesa campestre, si svolge una giostra equestre detta Ardia (come l’Ardia di Sedilo): i cavalieri si sfidano al galoppo in un ripido percorso intorno al santuario per superare il cavaliere che porta sa bandela mazzore, lo stendardo del santo.

I prodotti agropastorali di alta qualità di Dualchi sono alla base della sua cucina. Molto apprezzato è il fico d’India, usato per dolci e liquore dualchese, su licore de figu morisca. Al gustoso frutto è dedicata anche una sagra, a settembre.

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