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Putin-Xi: i due compari insieme nella battaglia contro il mondo unipolare

L’ex burocrate del Kgb e il mandarino del comunismo erano destinati a incontrarsi e l’Occidente non fa nulla contro il blocco euroasiatico della nuova Guerra Fredda

(DOMENICO QUIRICO – lastampa.it) – Eccoli i due compari, Putin e Xi Jinping, di nuovo fianco a fianco, a Samarcanda questa volta, come a febbraio quando i carri armati russi stavano scaldando già i motori e Pechino celebrava invece i fasti olimpici. In mezzo adesso c’è la guerra, come un macigno. Eppure la loro alleanza, siglata in quella vigilia, non può che confermarsi. La prudenza del leader cinese sulla guerra in Ucraina è saggezza tattica ben compensata dalla solidarietà economica che Pechino, che ne guadagna un vantaggio, ha offerto in questi mesi alla Russia assediata dalle sanzioni.

La denuncia putiniana del «mondo unipolare» che bisogna abbattere Xi la potrebbe sottoscrivere parola per parola. Che si ritrovino alleati come a febbraio era dunque inevitabile, è quasi un destino. Perché è scritto nella loro storia politica e perfino personale. Sono entrambi figli, verrebbe da dire inesorabilmente, di quel sistema totalitario nelle versioni staliniana e maoista, ne conoscono lo stile monocorde, brutalmente elementare per cui la politica consiste, al di là delle parole e delle formule, essenzialmente in una spietata ingegneria delle anime, e i popoli come gli individui devono essere modellati, creati, condotti all’obbedienza e alla disciplina decisa, ovviamente, dal Verbo del potere. Il burocrate del Kgb privato dell’impiego e il mandarino del comunismo confuciano non potevano che incontrasi sulla stessa via. Perché il dispotismo non rinuncia a nulla e non può rinunciare a nulla, in certe occasioni ha l’aria di sonnecchiare o si traveste, ma sa sempre ciò che fa.

Il nemico, esaurita la strumentale stagione dei sorrisi in nome dei buoni affari, è sempre quello: l’Occidente con le sue tentazioni democratiche che entrambi bollano come confusione, caos, debolezza. Soprattutto un pericolo mortale. La tentazione ad occidentalizzarsi o difendere una identità diversa da quella decisa per l’uomo nuovo del paradiso dispotico è per entrambi male assoluto. Incrina la totalità necessaria del potere che deve essere prima di tutto nelle anime e nelle menti. Per questo bisogna cancellare rapidamente prima che si assestino, le identità degli ucraini dimentichi della grande madre Russia e degli uiguri inquieti, dei ceceni tentati dall’islam radicale e nazionalistico e dei tibetani con i loro turiboli, e dei cittadini di Hong Kong infettati dal colonialismo democratico. Bisogna rieducarli come si faceva ai bei tempi antichi di Stalin e di del grande timoniere Mao, spedendoli nei campi perché anche il più tenace oppositore può essere con i giusti metodi guidato al pentimento e a rientrare pieno di entusiasmo nei ranghi.

Le identità si nutrono con la lettura del Passato? Non è un problema. A Mosca e a Pechino i libri di storia vengono riscritti ed emendati, i memoriali delle grandi tragedie totalitarie sono chiusi a tempo indeterminato per lavori di restauro. C’è Internet a ingarbugliare il controllo delle menti del popolo offrendo nuovi spazi di fuga e di pensiero critico? Il pericolo si può aggirare semplicemente spegnendolo o distorcendolo al proprio servizio.

Solo loro, i Capi, sono in grado di elucubrare quale è la vera identità al popolo. Gli ucraini sbandano verso modelli occidentali, bisogna “denazificarli’’ con la guerra, l’Ucraina non esiste, è una invenzione della solita congiura dell’Occidente. I taiwanesi pronipoti per di più dei nemici vinti dalla Grande Marcia, proclamano di aver costruito in settanta anni una altra identità politica e umana. Bisogna rieducarli assorbendoli nel pianeta puro della Cina. Se recalcitrano anche con la guerra.

L’Ucraina e Taiwan, ecco due buoni motivi che inesorabilmente li portano a restare fianco a fianco. Oggi la alleanza tra Mosca e Pechino è più facile che ai tempi dei giganti comunisti che inciampavano e giostravano nelle bizantine dispute ideologiche e soprattutto nel problema della supremazia. Quello lo ha risolto la guerra in Ucraina svelando i limiti della presunta onnipotenza putiniana. La realtà ha capovolto i ruoli, Putin umiliato dalle sconfitte, isolato e bisognoso di un alleato disposto ad assorbire le sue materie prime e a fornire quanto occorre al suo esercito impantanato, non può che accettare il ruolo di alleato bisognoso. Xi, ormai quasi prima potenza economica del mondo, è in frenetica rincorsa alla fase imperialistica del potere mondiale ovvero a dotarsi di un esercito e soprattutto di una flotta di portaerei in grado di ribadire e estendere la vastità dei suoi interessi economici. Anche lui ha le sue debolezze, ma meno urgenti. La pandemia ha liso il Grande Balzo in Avanti. Opporsi all’imperialismo americano diventa un buon argomento per il congresso del partito che deve prolungare il suo “mandato del cielo”.

Se conservava dubbi su chi è il nemico Pechino all’inizio prudente ha trovato nei viaggi della speaker del congresso Nancy Pelosi e di altri esponenti americani la prova delle assonanze tra ucraina e Taiwan e della determinazione americana a far naufragare le ambizioni di potere globale di Pechino. Il formarsi di fatto di un blocco eurasiatico per la nuova Guerra Fredda che l’Occidente sembra non voler far nulla per impedire infondo giova ai sistemi autoritari: il fronte interno è più facile da controllare, gli oppositori possono essere bollati e eliminati con l’etichetta di spie, sabotatori, traditori. Le sfumature spariscono: o con noi o contro di noi, siamo assediati, in guerra.

Nella foto ricordo di Samarcanda, come ha ricordato maligno il consigliere diplomatico del Cremlino, Putin e Xi non saranno soli. Al loro fianco i rappresentanti di «metà della popolazione mondiale», che Putin considera non a torto il fronte antioccidentale che rifiuta le sanzioni. È questo il vero punto debole dell’Occidente, che sconta gli errori commessi nel Terzo Mondo dove ha applicato con nefasta disinvoltura la miope strategia dei “nostri interessi”.

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