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«Pratosardo, pronti alla gestione»

NUORO. La titolarità del polo produttivo di Pratosardo sembra debba rimanere ancora in bilico tra la Regione e il Comune. Il problema maggiore sono i debiti del consorzio e il costo della gestione (3 milioni e mezzo all’anno) che ne limitano la presa in carico dell’ente locale. L’assessora comunale delle Attività produttive, Eleonora Angheleddu: «Da parte nostra siamo propensi a subentrare nel governo della zona industriale. Abbiamo la volontà e le idee – aggiunge l’assessora – ma non avendo a oggi nessun riscontro da parte della Regione sull’accordo di programma, pare evidente che non ci siano le condizioni per metterle in pratica». La precisazione di Angheleddu è una risposta alla deliberazione della giunta regionale, che la settimana passata ha dato 60 giorni di tempo per chiudere dopo 13 anni il commissariamento del consorzio e trasferire attività e personale al Comune.

Così, infatti, aveva deciso nel 2008 la norma sulle Zir, le zone d’interesse regionale, voluta dal governatore Soru. Ma in municipio sulla questione si va cauti. Anzi, la posizione è più che mai attendista. Il passo decisivo dell’amministrazione verso la titolarità dell’area produttiva non sembra possa prescindere da due condizioni. Angheleddu: «Occorre un supplemento di istruttoria, da condurre unitamente agli uffici della programmazione regionale, considerato che dai documenti contabili in nostro possesso, è evidente che il consorzio non sia più in grado di proseguire secondo criteri di una sana gestione economico-finanziaria. Altra cosa – rimarca l’esponente della giunta – l’avvicendamento nella gestione della zona industriale non può comportare nuovi o maggiori oneri per la finanza comunale, a meno che non sia garantita la loro copertura con maggiori entrate». La circospezione da parte del Comune è soprattutto la risposta alla situazione finanziaria del consorzio, su cui in municipio sono già stati fatti i conti: «Secondo quanto certificato dalla Regione – spiega Eleonora Angheleddu – nel 2019 il consorzio ha chiuso l’esercizio con una perdita di 270mila euro. Cifra che ha portato il debito a circa 4 milioni e 350mila, a cui si aggiungeranno ulteriori 405mila di perdita nella chiusura dell’esercizio 2020». L’esposizione economica, secondo Angheleddu, avrebbe compromesso la possibilità dell’avvicendamento già dagli anni scorsi: «In due distinte delibere, del 2018 e del 2019, abbiamo manifestato la volontà di subentrare alla Regione, ma alla stessa è stato chiesto un tavolo per risolvere il problema dei debiti». Da qui non si scappa. Un consorzio risanato sarebbe appetibile e l’amministrazione, con l’assessora, si dice pronta ad accoglierlo tra le fila, «perché siamo convinti che solo attraverso la gestione in loco, possa esserne garantito il rilancio». C’è però ancora una condizione: «Chiediamo di sapere dalla Regione – incalza Angheleddu – se lo sviluppo delle aree interne sia tra i suoi interessi, quante risorse economiche siano state stanziate, quale programmazione economica e industriale è intenzionata ad attuare, per dare un futuro al nostro sito produttivo».

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