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Per dire no al leghista, Roberto Fico sbatte le porte in faccia alle mamme italiane

Fonte:IlTempo 15 giugno 2021 di Francesco Storace

Fico fa dire no all’emendamento Borghi (Lega) a sostegno delle mamme italiane

Roberto Fico sbatte le porte in faccia alle mamme italiane. Camera dei deputati, discussione degli emendamenti al decreto sostegni.

Tra questi, ne spicca uno molto bello di Claudio Borghi, combattivo esponente della Lega di Matteo Salvini. Vuole aiutare le famiglie italiane nel post Covid, con “misure a sostegno della natalità”. E il testo è davvero chiaro: “Al fine di sostenere le famiglie colpite dall’emergenza epidemiologica Covid 19, nonché di incrementare la natalità sul territorio nazionale, è stanziato un contributo una tantum pari a euro 10.000 a favore dei nuclei familiari”.



Chi lo può riscuotere secondo Borghi? Cittadini italiani. Residenti nel nostro Paese da almeno dieci anni, “in strutture regolari e comunque non occupate abusivamente”. E altre norme sulle procedure, oltre che sulla copertura finanziaria, per non far cadere nel vuoto l’iniziativa.

Il deputato leghista e gli altri suoi colleghi firmatari dell’emendamento si aspettavano di doverlo sostenere nel dibattito, quando è arrivata la sentenza. L’emendamento non si può discutere perché “estraneo per materia”.

Ovvero, un’iniziativa a sostegno delle famiglie è considerata estranea al decreto sostegni.

È una decisione da manicomio, quella adottata dal presidente della commissione bilancio, Fabio Melilli del Pd. In pratica non puoi sostenere madri italiani se non aumenti pure le tasse. È questa la “regola” che è in voga nella Camera dei Deputati al tempo di Fico e dei suoi alleati transitoriamente maggioritari. Ma non va bene, perché è un diritto proporre quel tipo di aiuti ed è un dovere del Parlamento pronunciarsi sul tema.

La strada dell’inammissibilità serve solo ad aprire vie di fuga alla viltà di chi non sa che pesci prendere. Ed è davvero grave che si sia detto no alla discussione dell’emendamento Borghi. Che vorremmo riveder presentato in Aula. Lì sarà più complicato spiegare le “ragioni” dell’inammissibilità. Perché sarebbero di fronte alla pubblica opinione.

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