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Nel Mezzogiorno, i 5Stelle possono sottrarre consensi a FdI

Nei collegi del Mezzogiorno, i 5Stelle possono sottrarre consensi a FdI. Così la leader cambia toni sul Reddito. Negli ultimi giorni di campagna elettorale il Sud è diventato il terreno di battaglia principale. Secondo le previsioni delle ultime ore, infatti, da Roma in giù si giocheranno le sorti delle elezioni […]

(DI GIACOMO SALVINI – ilfattoquotidiano.it) – Negli ultimi giorni di campagna elettorale il Sud è diventato il terreno di battaglia principale. Secondo le previsioni delle ultime ore, infatti, da Roma in giù si giocheranno le sorti delle elezioni e della prossima maggioranza parlamentare. Non è un caso che tutti i leader – da Giuseppe Conte a Enrico Letta fino a Giorgia Meloni – negli ultimi giorni abbiano deciso di dedicare molto del proprio tempo per comizi nel Mezzogiorno. La tendenza è quella di una crescita costante del M5S al Sud che potrebbe creare qualche cambiamento rispetto agli scenari previsti fino a qualche settimana fa. Secondo i report di alcuni sondaggisti, che chiedono l’anonimato visto che i numeri non possono essere rivelati, nel Mezzogiorno ci sarebbero una quindicina di collegi “contendibili”, ovvero quelli in cui il M5S è leggermente avanti o in cui il centrodestra è in vantaggio, ma con una forbice non superiore al 5%. Sono soprattutto in Campania – tra Napoli città e provincia, compresa Giugliano e Torre del Greco – Puglia (Andria e Bari), Sardegna (Cagliari e Sassari) e Sicilia. Non tutti questi sono al Senato, alcuni sono contendibili per la Camera quindi ininfluenti per stabilire quanto sarà ampia la maggioranza parlamentare.

Ma se ai collegi in bilico aggiungiamo un indebolimento del centrodestra nella quota proporzionale al Sud, il rischio paventato da alcuni sondaggisti è che la coalizione guidata da Giorgia Meloni possa avere una maggioranza parlamentare più risicata al Senato. Le stime più credibili parlano di circa 15-20 senatori di vantaggio pari al 55% (una maggioranza comunque ampia, anche se inferiore alle aspettative), mentre ieri il politologo Roberto D’Alimonte sul Sole 24 Ore ha spiegato quale potrebbe essere l’ipotesi peggiore per il centrodestra: che il M5S vinca 15 collegi sui 31 al Sud del Senato e ci sia un exploit del Terzo Polo e di Italexit di Gianluigi Paragone. Voti in uscita dal centrodestra che metterebbero a rischio la maggioranza al Senato.

Questo quadro è ben chiaro nelle segreterie dei partiti. A partire da Giorgia Meloni che negli ultimi giorni ha deciso di concentrare i suoi comizi al Sud: sabato a Bari, domenica a Matera e Caserta, martedì a Palermo, venerdì chiuderà la sua campagna elettorale a Napoli. La strategia è quella di “fermare l’emorragia di consensi che Conte sta provocando” dice un dirigente di Fratelli d’Italia. E quindi puntare proprio su quei temi cari al M5S. A partire dal reddito di cittadinanza, che in teoria Meloni vorrebbe abolire. Ma negli ultimi giorni i toni si sono un po’ addolciti da parte di FdI. Anche se l’idea di fondo resta sempre quella di sostituire la misura, Meloni in ogni suo comizio dedica diversi minuti proprio a spiegare come vuole “riformare” il reddito di cittadinanza per “combattere la povertà”. “Non dovete avere paura”, è stata l’introduzione del comizio di Palermo.

Il piano è proprio quello di spiegare nel dettaglio l’alternativa al reddito. Lo si capisce anche dalle parole di Raffaele Fitto, il principale esponente di FdI al Sud: “Non lasceremo indietro nessuno – spiega al Fatto – vogliamo mantenere e aumentare il sostegno per invalidi, inabili al lavoro e accompagnare le persone più anziane. Per i più giovani invece vogliamo trasformare l’assistenza nelle politiche attive per il lavoro”. Il timore di Meloni di perdere seggi al Sud è dovuto anche al crollo degli alleati: la Lega di Salvini è in caduta libera, Forza Italia resta bassa.

Così Meloni ha deciso di girare il Sud per convincere gli ex elettori del centrodestra. La sua paura non è solo quella di una maggioranza risicata: se dopo le elezioni il centrodestra avesse un vantaggio schiacciante al Nord e il M5S una prevalenza al Sud, il prossimo governo dovrà fare i conti con un Paese spaccato a metà. “Si rischia il ritorno della guerra tra Nord e Sud, servirebbe un risultato più omogeneo”, dice una fonte di FdI. Ieri Meloni al Messaggero.it ha fatto trapelare qualche preoccupazione: “Il racconto che abbiamo già vinto mi spaventa, non vorrei che questa narrazione deconcentrasse tutti”.

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