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Medici in affitto? Le procedure non convincono

ORISTANO. Mercoledì, incontrando i sindacati, il Commissario straordinario dell’Ats, Massimo Temussi, non ha volutamente utilizzato l’espressione “medici i affitto”. Per colmare, almeno nell’emergenza, le carenze di organico del Pronto soccorso del San Martino, ha invece parlato di “soluzioni tampone”. Che tipo di soluzioni, probabilmente, si saprà solo tra due settimane, quando ci sarà il secondo tavolo sindacale. Soluzioni che però difficilmente saranno applicate nell’immediato: Temussi ha infatti prospettato che potrebbero concretizzarsi soltanto a luglio se non addirittura a settembre, tra lo sconcerto dei sindacati data la grave emergenza del Pronto soccorso, che con solo quattro specialisti che garantiscono i turni nelle 24 ore, si aggraverà ulteriormente data l’imminenza delle ferie.

In attesa di saperne di più, quella dei “medici in affitto” , senza specializzazione specifica, continua a scatenare critiche e proteste. «È una vergogna: i medici non possono essere presi in affitto come le case o le cose»: a dirlo è Bruno Palmas, in passato a sua volta manager della Assl di Oristano, attualmente presidente regionale del TDMe (il Tribunale dei diritti e doveri del medico). Palmas è piuttosto critico: «Siamo arrivati anche a questo – dichiara – ai medici in affitto, senza remore di dignità e senza regole e garanzie, con le corsie ospedaliere che diventano luoghi di lavoro a ore, occasionali e anonimi locali di passaggio dei cittadini nel corso della loro vita. E i medici trattati come oggetti viventi, da usare all’occorrenza, e non come professionisti che hanno rischiato la loro vita nel corso di questi terribili mesi di pandemia». Palmas entra anche nel merito giuridico della questione: «Noi avanziamo seri dubbi sulla legittimità di queste procedure», dice. « Se è vero che la intermediazione di manodopera ha profili di illegittimità e che le Assl devono assumere il personale secondo i contratti di lavoro nazionali dei professionisti, e che infine l’acquisizione del personale tramite le Agenzie interinali deve essere preceduta da rigorose procedure di trasparenza, chiediamo che si faccia chiarezza su queste procedure e sulla loro legittimità. Infine – prosegue – con chi questi professionisti stipulano il contratto di lavoro? Con la Assl o con la società interinale? Troppe domande a cui dare risposte». Da anni il Tdm denuncia la disattenzione della politica sul mancato turn over dei medici andati in pensione. «Oggi paghiamo quella sordità e quella noncuranza, alla quale – dice – i medici hanno risposto con turni massacranti, orari prolungati, abnegazione e orgoglio professionale. Per la politica invece oggi è più facile appaltare mano d’opera a contratto, in perfetto stile padronale, piuttosto che bandire concorsi veri, per un lavoro che sia dignitoso e normale, come dovrebbe sempre essere». (m.c.)

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