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Matrimonio, bonus da 20mila euro a chi decide di sposarsi in chiesa – Area C

Bonus per i giovani sposi che celebrano le loro nozze in chiesa. Intendono introdurlo cinque deputati, quattro leghisti, Simone Billi, Ingrid Bisa, Alberto Gusmeroli e Umberto Pretto, e il vicecapogruppo di FdI, Domenico Furgiuele, per ridare slancio al rito al quale, negli ultimi anni, si preferisce quello civile. La proposta di legge è stata depositata ad apertura della legislatura, il 13 ottobre. «Per le spese documentate connesse alla celebrazione del matrimonio religioso, quali la passatoia e i libretti, l’addobbo floreale, gli abiti per gli sposi, il servizio di ristorazione, il servizio di acconciatura e il servizio fotografico — è scritto nel testo depositato — a decorrere dal primo gennaio 2023, è riconosciuta una detrazione dall’imposta lorda nella misura del 20 per cento delle spese fino a un ammontare complessivo di 20.000 euro ».  La spesa per lo Stato, nella proposta di legge, è quantificata in 120 milioni per il 2023, 90 milioni per il 2024 e 85 milioni per il 2025. La proposta di legge analizza i numeri dei matrimoni civili che «pur avendo subito un calo consistente nei primi mesi del 2020, avevano già mostrato in piena pandemia una variazione negativa più contenuta rispetto ai matrimoni religiosi». Quindi sostiene che «la diversa intensità nella diminuzione dei matrimoni è riconducibile anche alle diverse tipologie di celebrazioni e festeggiamenti, nonché al livello di partecipazione che in genere contraddistinguono le tradizioni del nostro Paese». Insomma, è la sintesi dei parlamentari: «Le ragioni che allontanano le giovani coppie dall’altare e che le portano a prendere in considerazione solo ed esclusivamente il matrimonio civile sono molteplici e di natura differente. Innanzitutto il matrimonio civile è di per sé una celebrazione meno onerosa rispetto al matrimonio religioso». La scelta, quindi, non sarebbe legata solo alla fede delle coppie, al loro riconoscersi e appartenere alla chiesa cattolica. Sarebbero le spese maggiori che il rito religioso comporterebbe ad avere una parte in questa fondamentale decisione. Non solo. I cinque deputati analizzano anche i rischi di questa scelta. «Molte coppie — scrivono sempre nella proposta di legge depositata a ottobre — sono dubbiose anche sui corsi prematrimoniali, i quali hanno una finalità ben precisa e spesso sottovalutata: cercare di far capire alla coppia se si è realmente pronti nel prendere la decisione di sposarsi». Il bonus matrimonio (la definizione è sempre dei proponenti) avrebbe quindi anche una funzione sociale: far arrivare al grande passo soltanto nubendi consapevoli e sicuri della loro scelta. corriere.it

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