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Mancano guanti e calzari “riciclate” buste della spesa

ORISTANO. «Noi del San Martino siamo senza guanti, mentre al reparto Covid del Delogu di Ghilarza, che con le dimissioni dell’ultimo paziente è stato chiuso venerdì, negli ultimi giorni gli infermieri, rimasti senza copriscarpe. Si sono dovuti arrangiare infilando i piedi nei sacchetti per l’immondizia». Sembra la cronaca di più di un anno fa con l’orologio che ritorna indietro ai primi tempi del lockdown, quando, con l’esplodere della pandemia, trovare dispositivi di protezione, non solo guanti e copriscarpe, ma anche mascherine e tute, era praticamente impossibile.

Invece, è l’ultima segnalazione del sindacato medico Cimo. «I guanti, almeno al San Martino, sono di nuovo una rarità. Se i medici vogliono lavorare in sicurezza sono costretti a portarseli da casa, dato che ce li stanno fornendo con il contagocce e non sono mai sufficienti per un intero turno di lavoro», dice Giampiero Sulis, rappresentante aziendale del Cimo. Insomma, all’Assl di Oristano sembra di essere tornati ai tempi dell’inizio pandemia, quando però, la carenza di dispositivi era un problema globale anche perché un’emergenza medica del genere arrivava del tutto inaspettata. «Oggi invece, i dispositivi ci sono – dice Sulis –. Sappiamo, ad esempio, che i magazzini della Protezione Civile sono ben riforniti, ma se non arrivano in ospedale è evidente che nessuno glieli abbia chiesti».

Proprio nei giorni che precedono questo nuovo scontro sindacale, l’Ats, per la precisione il Dipartimento attività ospedaliere, ha varato quella che tecnicamente si definisce procedura, ovvero una serie di indicazioni «sul corretto utilizzo dei guanti». La procedura è stata approvata, il 9 marzo 2021, data che per una singolare coincidenza è anche l’anniversario dell’inizio del primo lockdown, attraverso una determina dello stesso direttore del Dap Sergio Pili, attualmente anche direttore sanitario della stessa Assl di Oristano. Secondo la procedura, in ambito sanitario, i guanti vanno utilizzati solo in alcuni casi: «manovre in campo sterile per la protezione del paziente; contatto prevedibile con sangue, liquidi biologici (escluso il sudore), cute lesa e mucose per la protezione dell’operatore; assistenza a pazienti infetti, sospetti infetti o colonizzati da microorganismi patogeni epidemiologicamente importanti», si legge in una delle 17 pagine del documento che sembra quasi un invito alla parsimonia nell’uso dei guanti.

«Sono indicazioni, ma in ospedale i guanti sono indispensabili, non possono mancare. Dobbiamo garantire la sicurezza dei pazienti e la stessa sicurezza deve essere assicurata per i lavoratori», dice ancora Giampiero Sulis, che aggiunge: «La mancanza dei copriscarpe al reparto Covid di Ghilarza è veramente scandalosa e la dice lunga su come si stia amministrando la sanità nel territorio».

Interpellata, la Assl dà tramite l’ufficio stampa una risposta che suona anche come una mezza conferma della denuncia del Cimo: «Le forniture arrivano regolarmente anche se spesso in quantità inferiore a quelle richieste. In questi casi – prosegue la Assl– si ricorre a una compensazione tra reparti o alle scorte della Direzione sanitaria». La Assl fa inoltre sapere che come per altre forniture, tutto ora è in capo all’Ats e precisamente dal Servizio acquisti.

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