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M5S, oggi assemblea dei parlamentari per “processare” i ministri del sì

Ora l’avvocato ha di nuovo quel dubbio, si sente di nuovo a un bivio. Sa che di qui a breve dovrà decidere. Perché sono innanzitutto i suoi, i parlamentari contiani, a dirgli che “ora bisogna scegliere cosa fare”.

(pressreader.com) – di Luca De Carolis e Paola Zanca – Il Fatto Quotidiano – Ora l’avvocato ha di nuovo quel dubbio, si sente di nuovo a un bivio. Sa che di qui a breve dovrà decidere. Perché sono innanzitutto i suoi, i parlamentari contiani, a dirgli che “ora bisogna scegliere cosa fare”. Adesso, dopo la disfatta sulla prescrizione, Giuseppe Conte deve davvero capire una volta per tutte se prendersi ciò che resta di un Movimento squassato, quasi umiliato dal Mario Draghi che ne sta abbattendo pilastri e peso politico. Oppure se tornare alla tentazione che aveva accantonato, provare a costruire un suo partito: una sfida che gli permetterebbe di liberarsi di tanti fardelli, in primis di quello rappresentato da Beppe Grillo. Ma di cui teme le difficoltà, organizzative e politiche, con molti big restii a seguirlo. Ma il bivio è di nuovo lì, davanti ai suoi occhi. E passa anche per un voto, quello sulla riforma della giustizia, che arriverà a fine mese. Un possibile snodo, per il Conte che ha scomunicato la controriforma Cartabia. “Ora o mai più” dice quindi al Fatto un contiano di primo piano. Uno dei diversi parlamentari che l’ex premier ha sondato negli ultimi due giorni, e che glielo hanno detto dritto: “Giuseppe, ma a questo punto non è meglio fare un’altra cosa, diversa dal M5S?”.Un messaggio traboccato in una vigilia di cattivi pensieri, quella dell’assemblea congiunta su Zoom di oggi pomeriggio, in cui i quattro ministri del Movimento affronteranno i parlamentari. E dopo i quattro sì in Cdm alla controriforma della prescrizione, trapelano già elementi della linea “difensiva” . Con i ministri che sosterranno come l’intervento di Grillo (sollecitato da Draghi), con telefonate a ognuno dei quattro, non sia stato decisivo. Anzi, che loro hanno tenuto fino all’ultimo la linea concordata con i gruppi parlamentari, quella dell’astensione. Ma che alla fine hanno dovuto dire di sì, perché Draghi era irremovibile, tanto da essere pronto a tornare alla formulazione originaria della riforma, senza neppure quell’aumento dei tetti temporali per svolgere i processi in Appello e Cassazione che il Movimento venerdì in una nota aveva rivendicato come un risultato. “A un certo punto si è rischiata la tenuta del governo, e non potevamo assumerci la responsabilità della crisi” ripete una fonte ministeriale. Una versione traballante dei fatti, che non cancella la sconfitta, politica. E che soprattutto conferma come sia strutturalmente ingestibile un Movimento guidato da una diarchia, visto che Conte spingeva per l’astensione e Grillo invece è intervenuto per il sì a Draghi, come già fatto in passato. Anche per questo l’avvocato ha sentito vari parlamentari per chiedere cosa pensassero della sua presa di posizione contro la riforma Cartabia e della situazione del M5S. Ha posto molte domande, compulsato i suoi interlocutori, insomma passato in rassegna le potenziali truppe. E in diversi lo hanno invitato a tornare al progetto di una sua lista.

Ma l’avvocato non ha dato risposte o indizi sulle sue intenzioni. “Giuseppe non si è esposto” raccontano. Conte vuole soppesare ogni passo, in una fase delicatissima. Anche perché il comitato dei sette, quello che lavora alle mediazioni con il Garante sullo Statuto, “dovrebbe aver quasi completato il lavoro” sussurrano dai piani alti. E questo spinge l’ex premier ad aspettare ancora, a guardare il gioco. Ma i suoi fremono. “Lo Statuto è solo un pezzo di carta e la mediazione sta diventando una perdita di tempo, se Grillo vorrà intervenire lo farà sempre e ugualmente” scandisce un contiano di rango. Convinto che l’avvocato non possa più aspettare. “Se vuole fare un partito questa è l’ultima occasione, anche perché in molti non ne possono più. Altrimenti provi pure a prendersi questo M5S, ma deve fare il leader, essere chiarissimo con tutti e innanzitutto con Grillo”.

Anche su un altro nodo centrale, quello della permanenza nel governo. Perché è vero, da ambienti contiani confermano che l’ex premier non spinge per uscire da questo esecutivo, insomma che “non pensa a rompere”. Però tanti eletti hanno già chiesto pubblicamente di rivalutare la permanenza nella maggioranza. Lo hanno fatto contiani come i senatori Gianluca Perilli e Gianluca Castaldi. Mentre l’ex ministra Lucia Azzolina ha proposto di avviare “una seria verifica politica” sul governo. Ed è evidente l’amarezza dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede. D’altronde la deputata Giulia Sarti, anche lei vicina alle posizioni dell’ex premier, ieri lo ha scritto dritto: “Io non voterò mai la schifezza incostituzionale sulla prescrizione portata avanti dalla Cartabia”.

Detto dalla relatrice del testo di riforma, ha un suo peso. E da qui si arriva alla traduzione pratica del problema, ciò che avverrà in Parlamento sulla riforma. Con diversi grillini che già chiedono di cambiarla alle Camere. E con Conte che non potrà non sostenerli.

Tradotto meglio da un veterano, “se il M5S vota in Aula questa controriforma, allora Giuseppe potrebbe avere il motivo per dire basta, questo non può essere il mio Movimento”. L’opzione che il rifondatore si è ritrovato sul tavolo. Dopo tutto questo.

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