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L’ultimo saluto a Matteo tra commozione e rabbia

ALÀ DEI SARDI. Il paese, ieri pomeriggio, ha voluto salutare Matteo Ledda, il giovane venuto a mancare sabato a soli 23 anni a seguito di un incidente stradale. Di mattina, sul suo corpo è stata eseguita l’autopsia per confermare le cause della morte. Dopo l’esame autoptico la salma è tornata ad Alà, paese amato dal giovane.

La chiesa di Sant’Agostino e il suo sagrato hanno ospitato chi ha voluto essere lì per dargli l’ultimo saluto terreno, tra parenti e amici. Il funerale è stato trasmesso anche in diretta sulla pagina facebook della parrocchia di Sant’Agostino.

Omelia. Forti le parole del giovane parroco Gian Maria Canu. «Caro Gesù, siamo entrati in questa chiesa, ma con un carico nel cuore pesante tonnellate – ha detto il prete – Caro Gesù, vogliamo vendetta. Sarebbe una bestemmia dire che i 23 anni di Matteo andranno a finire mescolati alla polvere del nostro cimitero. Dov’è il senso della sua vita, dei suoi sorrisi, delle sue corse, delle sue passioni, dei suoi sogni? Come tanti giovani che ora gli piangono attorno, anche Matteo è cresciuto a pane e amore. Ed è questo che vogliamo vendicare: non hai sottratto a questa terra un ragazzo tra i 7 miliardi di persone, ma a noi hai sottratto una troppo breve storia di amore. Lo hai sottratto certamente ai suoi familiari, ma anche a tanti amici e soprattutto lo hai sottratto ai suoi progetti: chissà come sarebbe stato tra una decina d’anni». Ancora: «Con la morte di Matteo ci sentiamo privati di tante possibilità di amare, cosa che, a sentire anche il Vangelo di oggi, è proprio la missione che Tu affidi ad ognuno di noi: riconoscere che Dio ci ha amati da sempre e ci ama sempre e che il suo amore è debole quanto una Mercedes che in corsa sfida un cavalcavia, ma onnipotente come il cuore di una madre che sfida il tempo che minaccia ogni mamma di farle dimenticare anche un solo gesto d’amore con cui ha coccolato il figlio. Ma davanti a una mamma che ama, il tempo ha le ore contate, è già perdente in partenza: le mamme non dimenticano! E allora, caro Gesù, questa sarà proprio la nostra vendetta: non vogliamo assolutamente chiudere i conti con la vita di Matteo».

I coetanei 1998. Anche i coetanei hanno letto una lettera:

«Ciao feda’, abbiamo tantissime domande aggrovigliate nel cuore e non basterà una vita per trovare le risposte. Siamo cresciuti assieme e sin da piccolo avevi la passione per i motori e in questo tuo mondo ci hai sempre coinvolto trasmettendoci tanta voglia di vivere. Verseremo tante lacrime e passeremo giorni non felici ma ci hai lasciato in eredità una grande certezza: la tua preziosa presenza. Il tuo sorriso ci accompagnerà per tutta la vita. Siamo certi che lassù Diego ti abbia già accolto a braccia aperte. Prenditi cura di noi».

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