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L’omofobo a bordo

Questo articolo è pubblicato sul numero 24-25 di Vanity Fair in edicola fino al 22 giugno 2021

Una volta i mezzi pubblici a Roma erano famosi soprattutto per l’autobus «al volo» di Fantozzi. Ora ci sono altre fattispecie: intanto, se di superficie, si possono incendiare facilmente. Sono tantissimi quelli andati a fuoco durante il mandato della sindaca Raggi. Poi, ti può capitare l’attacco dell’omofobo di turno. Già a febbraio era successo ma ora si ripete. Il giovane attivista Lgbt e rifugiato Jean Pierre Moreno e il suo fidanzato erano stati assaliti da un nerboruto che aveva saltato non uno ma due binari della metropolitana per andarli a corcare (confidando anche nel fatto che raramente i mezzi passano, a Roma).

Qualche giorno fa la scena si è ripetuta, su un tram questa volta, e l’assalitore non ha saltato ma è rimasto comodamente seduto. Colpisce la somiglianza all’altro omofobo dei mezzi pubblici: generalmente sono un po’ torvi, con abbigliamento sportivo, magliette con scritte, e talvolta marsupio. Ma senza scomodare Lombroso, ci si chiede piuttosto se a Roma oltre a quello dei trasporti esista un problema omofobia più spiccato che in altre città italiane. Spesso la capitale piace per il suo sapore vintage, e per certi versi risponde ai criteri della città ideale del dopo Covid: molto estesa, piena di verde. Ma forse a causa di questo ecosistema vi allignano ancora delle specie ormai estinte altrove. Non ci sono solo i cinghiali e i gabbiani giganti bensì altre specie di animali che si rifugiano sui mezzi. Con le elezioni incombenti, chi si candida a governare la città dovrà mettere in conto di occuparsi anche di queste, perché anche alla biodiversità c’è un limite.

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