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Latitanti “a casa loro”, nessuno cerca i boss di Cosa Nostra

Saliamo, entriamo nello studio medico, in sala d’attesa ci sono tre uomini. Non faccio in tempo a sedermi, Gianni mi afferra per un braccio e mi trascina via. Non capisco. Gianni è agitato, accelera il passo, mi bisbiglia: «Poi ti dico, poi ti dico…».Uno dei tre uomini che aspettava dal dentista era Rosario Riccobono, latitante da due anni.

Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni. Potete seguirlo su questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie è incentrata sul generale Carlo Alberto dalla Chiesa ucciso quarant’anni fa il 3 settembre del 1982.


Palermo è popolata da latitanti. Sono liberi di circolare per le strade, vanno al ristorante, al cinema, nei bar di via Ruggiero Settimo. Non hanno paura. Nessuno li cerca. Sono tutti latitanti a casa loro.

Ho mal di denti da due giorni. Il mio dentista è in ferie. È agosto, la città è vuota. Chiedo al collega Gianni Lo Monaco se ne conosce uno. Fa una telefonata. Due ore dopo, Gianni mi accompagna in un palazzo in vetro cemento che ha l’ingresso in un porticato interno e la vista su piazza Politeama. Siamo nel centro del centro di Palermo.

Saliamo, entriamo nello studio medico, in sala d’attesa ci sono tre uomini. Non faccio in tempo a sedermi, Gianni mi afferra per un braccio e mi trascina via. Non capisco. Gianni è agitato, accelera il passo, mi bisbiglia: «Poi ti dico, poi ti dico…».

Mi dice tutto quando torniamo al giornale.

Uno dei tre uomini che aspettava dal dentista era Rosario Riccobono, il capomafia di Partanna Mondello. Uno che è stato nella Cupola, un grosso trafficante di stupefacenti.

Riccobono controlla la zona di Palermo dove Gianni Lo Monaco ha una casetta, in via Castelforte, che diventa a ogni inizio estate il suo ritiro. È terrorizzato Gianni. Il boss lo conosce, sa che è un giornalista. E il boss è latitante da due anni.

Non passano quattro mesi da quell’incontro dal dentista che Rosario Riccobono scompare. Lo rapiscono e lo uccidono il 30 novembre del 1982.

Aveva tradito i vecchi amici per passare con i Corleonesi. E Totò Riina non si poteva fidare di lui. Chi tradisce una volta può tradire sempre.

Palermo è una sacca di veleni. Il generale è circondato dal vuoto, si diffonde la voce che stia per lasciare il suo incarico. Il Giornale di Sicilia, gazzetta ufficiale dei Palazzi, pubblica la notizia che dalla Chiesa potrebbe essere nominato ministro degli Interni. È falso.

Il presidente Spadolini si è dimesso il 7 agosto, il governo è caduto su un decreto che fa pagare più imposte ai petrolieri e riduce le gabelle agli esattori. I franchi tiratori della Dc sono entrati in azione compatti.

Molti sono amici dei Salvo di Salemi.

Palermo assiste inerme all’agonia di un generale.

© Riproduzione riservata

Dal libro “Uomini Soli” di Attilio Bolzoni

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