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La signora Harris va a Parigi: il film-ode agli abiti di Dior

Non ci sono grandi scossoni nella routine di Ada, la protagonista di La signora Harris va a Parigi. Ada si sveglia prestissimo, prende il bus e va di casa in casa per pulire, rassettare, stirare e lavare. Ogni giorno è uguale al precedente e lei, con immutata efficienza, si dedica alle varie abitazioni con grande cura, nonostante qualche signora un po’ troppo snob rimpianga l’età della schiavitù e la tenga legata a sé promettendo pagamenti che poi non arrivano. Si può volere di più? La risposta è un altisonante sì, soprattutto dopo una vita di sacrifici, calli alle mani e dolori alla schiena per il troppo strofinare. Parte così l’avventura del film tratto dall’omonimo romanzo di Paul Gallico (Frassinelli), che per l’occasione si è rifatto il look e arriva in libreria con un’edizione nuova con la locandina del film. 

La storia, presentata dal regista Anthony Fabian alla Festa del cinema di Roma e dal 17 novembre in sala, vede protagonista Lesley Manville, che proprio in questi giorni è onnipresente in tv, come principessa Margaret in The Crown 5 (su Netflix) e come marchesa de Merteuil nell’adattamento seriale de Le relazioni pericolose (Lionsgate+).

La signora delle pulizie londinese a cui il titolo si riferisce vive negli Anni Cinquanta, sola e vedova dopo aver perso il marito in guerra. La sua esistenza inizia e finisce tra le mura domestiche ma una mattina qualcosa cambia: vede qualcosa di così spudoratamente al di sopra della sua portata da desiderarlo immensamente. Nella camera da letto di Lady Dant (Anna Chancellor, che molti ricorderanno come Henrietta/Faccia di Chiulo in Quattro matrimoni e un funerale) nota un abito scintillante e mozzafiato, che scoprirà essere un capo d’alta moda di una maison francese, Dior. Finalmente sembra che i suoi risparmi abbiano uno scopo e così, presa dall’ebbrezza dell’avventura, compra un biglietto per Parigi, con l’unico scopo di comprarne uno che la faccia sentire come in quel momento, ossia unica, speciale, di valore.

Con il suo rotolino di sterline, pensa ingenuamente che l’idea sia di facile realizzazione, come appunto entrare in una boutique e scegliere il modello preferito per taglia, linea e colore. 

Il bagno di realtà le arriva dal mastino all’ingresso dell’atelier, interpretato magistralmente da Isabelle Huppert: la sua Claudine è la quintessenza dell’alterigia made in France, quel delirio di onnipotenza che fa guardare il mondo dall’alto verso il basso. Queste due donne, vicine anagraficamente, non potrebbero essere più distante, non solo per estrazione sociale e gusti, ma per temperamento umano.

Una collisione a tutti gli effetti che rimette entrambe su un’orbita nuova: inizia qui, dal loro scontro, un viaggio inaspettato e nuovo, capace di cambiarle per sempre.

Ada, con il suo spiccato senso pratico e la grande innocenza, conquista immediatamente tutti, dalle sarte alle modelle, tra l’immenso stupore di Claudine. A dispetto dell’inizio burrascoso, persegue con tenacia il suo obiettivo e diventa la protagonista di una favola piena di stile.

Grazie alla costumista premio Oscar Jenny Beavan il New Look di Dior prende vita attraverso una ricostruzione fedele di un decennio di gloriose passerelle. Tutta l’eleganza classica francese fusa al desiderio d’innovazione mette in scena donne diverse eppure glorificate da uno degli dei della moda contemporanea.

Lo scintillìo di una commedia garbata, deliziosa e sognante è l’antipasto perfetto per il menù delle feste.

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