La relazione a distanza di Carlotta e Niccolò in pandemia: «Ci siamo rinforzati come coppia»

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In quest’ultimo anno e mezzo di pandemia, abbiamo tanto sentito parlare di DAD. Ma ora è in voga anche un altro acronimo: RAD, ovvero relazione a distanza. Relazioni nate online durante il confinamento, ma anche relazioni nate prima della pandemia tra persone che abitano distanti e poi messe a dura prova dall’impossibilità di vedersi.

Per le prime è stato boom: le relazioni nate tra persone che vivono distanti, o molto distanti, tra loro, in questo ultimo anno, sono infatti aumentate del 65%. È quanto emerge da uno studio realizzato da Osservatorio Single, che ha analizzato le dinamiche relazionali di oltre 1500 coppie formatesi grazie a quattro diversi siti di dating in questi ultimi mesi.

Da marzo 2020, a cercare e trovare una RAD sono stati tanto i single etero che gay, sia uomini che donne, con una equa distribuzione tra coloro che vivono nei piccoli centri (58%) che nelle città (52%). Un terzo degli intervistati (36%) lo ha fatto già durante la prima ondata pandemica, nella primavera scorsa, ma il boom (39%) si è verificato soprattutto durante la terza ondata, tra febbraio e marzo di quest’anno.

«La pandemia ha travolto e modificato le abitudini di tutti noi. E quando tutto attorno a noi cambia, a cambiare devono essere anche le nostre modalità per portare avanti i nostri compiti evolutivi più importanti: socializzare, comunicare, intessere relazioni con gli altri – spiega il dottor Luca Mazzucchelli, psicologo, psicoterapeuta e direttore della rivista “Psicologia contemporanea”.

L’aumento esponenziale di chi ricorre all’online per cercare l’anima gemella, da questo punto di vista, è sintomo di quanto sia difficile restare da soli nei momenti faticosi, e di come la ricerca di un partner con cui condividere la nostra esperienza possa alleviare le difficoltà e fornire più significato alla nostra quotidianità. Insomma, di quanto sia vitale per l’essere umano la connessione con gli altri».

Ma che sia nata durante la pandemia o poco prima, com’è stato portare avanti una RAD in era Covid? La pandemia ha acuito le difficoltà, sfilacciando il rapporto o l’ha rafforzato? Ecco la storia di Carlotta e Niccolò.

La storia d’amore di Carlotta e Niccolò

Carlotta ha 28 anni, è digital advisor per Libraccio ed è di Milano. Niccolò ha 42 anni, è avvocato ed è di Firenze. Stanno insieme dal novembre del 2019, «nemmeno il tempo di capire se stavamo bene insieme, che è arrivata la pandemia».

A raccontare è Carlotta: «Ci siamo conosciuti per lavoro a Firenze a una festa nell’ottobre del 2018. Poi abbiamo ricominciato a sentirci dopo molti mesi, solo per telefono. Fino a che nell’ottobre del 2019 non ci siamo rivisti e successivamente messi insieme. Facevamo un weekend sì e uno no, una volta io da lui e poi lui da me. Fino a quel fatidico 8 marzo, quello del lockdown totale. Niccolò era da me, panico: e ora come fa a ritornare a casa? Quando capimmo che poteva tornare al suo domicilio senza complicazioni, il 9 marzo ci siamo salutati sulla banchina del treno, senza sapere quando ci saremmo potuti rivedere. Eravamo distrutti».

E da lì, come avete fatto a portare avanti la relazione durante la pandemia? «Ci siamo inventati di tutto. Ovviamente le videocall, mai fatte fino a quel momento, sono state la prassi. Andavamo a teatro insieme: il Piccolo aveva proposto uno spettacolo teatrale online e noi avevamo prenotato due “posti” per poterlo vedere insieme. Oppure qualche volta Niccolò, senza preavviso, mi invitava “fuori” a cena e così ognuno davanti al suo smartphone, cenavamo insieme, magari preparando la stessa pietanza. Una cosa esilarante che ha fatto per me è stato il suo tutorial su come stirare: siccome sapeva che durante il lockdown, non poteva venire da me la donna di servizio, mi ha mandato un video in cui mi mostrava come usare (male) il ferro da stiro.

Ma la svolta è stata con le lettere scritte a mano: gli proposi di inviarci due lettere, proprio come si faceva una volta, con tanto di francobollo. Una piccola corrispondenza romantica, in tutti i sensi. Be’, con questo espediente ci siamo aperti di più, abbiamo avuto il coraggio di dirci cose che a voce o telematicamente non riuscivamo. Siamo andati molto in profondità, abbiamo affrontato paure e insicurezze, è stato terapeutico e in qualche modo ci ha preparati a quello che sarebbe arrivato dopo».

E dopo cosa è successo? «Dopo due mesi distanti forzatamente, ci siamo rivisti a metà maggio, quando si poteva. E ci siamo ritrovati come ci eravamo lasciati, se non meglio. Devo dire la verità: io mi ero immaginata una scena da film, io che correvo sulla banchina e gli saltavo in braccio. Ma in realtà eravamo bloccati per via delle paure da contagio: e ora, che si fa? Ti abbraccio, ti bacio o no? Poi, una volta avvicinati, è stato tutto in discesa.

Da lì in poi siamo riusciti a vederci con più frequenza, anche durante il secondo lockdown, quando comunque non vi erano tutte le restrizioni del precedente e ci si poteva ricongiungere con la propria relazione stabile. Lo smartworking di sicuro ha aiutato a gestire il tutto. In ogni caso, il filo che abbiamo saputo intessere durante il lockdown a colpi di video sciocchi e telefonate, si sentiva che c’era e ci univa».

Cosa vi ha insegnato la pandemia? «Che ogni attimo insieme è importante, ma che non bisogna vivere insieme o lasciarsi come se non ci si debba rivedere mai più, perché se no ogni volta è più difficile separarsi. Non mettere enfasi sull’arrivederci aiuta a vivere in modo migliore le vite distanti. La cosa bella è che sia io che Niccolò abbiamo le nostre vite indipendenti e felici ognuno a casa propria, così quando ci sentiamo e rivediamo abbiamo sempre tanto da raccontarci».

E unire queste vite? Ci avete mai pensato? I dati mostrano che tanti nella vostra condizione per evitare una nuova separazione causata da eventuali lockdown, sono andati a convivere… «Certo, è nei nostri pensieri, ma prima vi sono situazioni che vanno sistemate, come il suo precedente matrimonio e i due figli avuti da quella unione. Se c’è una cosa che abbiamo capito è l’arte dei piccoli passi: in questi mesi, solo cercando di stare bene insieme, abbiamo sistemato tante cose senza accorgercene. Lui mi ha fatto accettare la distanza, un piccolo gesto alla volta. Io preparavo i piani di guerra, pur di poterlo vedere. La convivenza arriverà al momento giusto anche lei, senza accorgercene. Vivere senza aspettative è la chiave, la vita poi ti sorprende sempre».

E i valori che avete coltivato e affinato in due? «La pazienza e il saper disinnescare, come dice Giallini in “Perfetti sconosciuti”. Litighiamo e discutiamo, certo, ma per le sciocchezze, non certo per le cose grandi, sulle quali ci confrontiamo, ma senza malumori. E poi la fiducia. Non raccontiamocela: in una relazione a distanza, è fondamentale, è tutto. Se non ci si fida l’uno dell’altro, non c’è modo di stare insieme».

Quindi, concludendo, possiamo dire che questa pandemia ha apportato benefici alla vostra relazione? «Col senno di poi, questa pandemia è stata una benedizione per la nostra relazione, perché ci siamo rinforzati come individui e come coppia. C’è stato del buono, certo, ma non nascondo che in certi momenti avrei tirato testate al muro, eh».

Scusa… ma per il sesso in lockdown come avete fatto? «Dico solo una cosa: tanta tanta fantasia… e sex toys di un certo livello!».

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