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La giustizia al sud cade a pezzi, ma le toghe non si arrendono

Nel viaggio elettorale nel suo collegio per l’elezione al Csm, Woodcock ha visitato gli uffici giudiziari in sedi disagiate e dei piccoli tribunali abbandonati dal centro. Spiega così la sua candidatura: come “indipendente”, metto a disposizione dei colleghi la mia ormai lunga e anche un po’ “movimentata” esperienza professionale

Nel 1876 fu pubblicato il “Viaggio elettorale” scritto da Francesco De Sanctis – già Ministro dell’Istruzione e noto critico letterario – un libro nato dall’esigenza dell’autore di elaborare e condividere le impressioni e gli insegnamenti che aveva tratto dal viaggio elettorale, effettuato in occasione di un difficile ballottaggio, in quel Sud ancora a molti sconosciuto, perfino all’autore che pure ci era nato.

Si tratta di un libro, per chi non lo abbia già fatto, che consiglio di leggere, in particolare nell’edizione pubblicata con l’ampia introduzione del grande storico inglese Denis Mack Smith.

Ciascuno di noi, nel corso della vita, dovrebbe avere la possibilità, almeno una volta, di compiere un “viaggio elettorale”, per imparare a conoscere davvero la realtà con cui è chiamato a confrontarsi.

Io l’ho fatto nelle due ultime settimane, in vista delle prossime elezioni per il rinnovo dei componenti togati del Consiglio Superiore della Magistratura, e devo dire che è stata una esperienza tanto faticosa quanto entusiasmante, che mi ha offerto la possibilità di conoscere molti colleghi, e di entrare in contatto con realtà giudiziarie, anche del Sud profondo, assai diverse da quella in cui opero da tanti anni.

gli uffici giudiziari

Ho visto uffici giudiziari sistemati alla bell’e meglio all’interno di edifici scolastici, dove il cartello che indica il numero della sezione del Tribunale non riesce del tutto a nascondere quello che aveva in precedenza indicato la classe e la sezione scolastica (un’idea addirittura romantica quella delle scuola che diventa Tribunale, ma che pone molti ed insuperabili problemi pratici).

Ho conosciuto colleghi diventati abilissimi a riparare le porte e le finestre sgangherate dei loro uffici per ripararsi dagli spifferi invernali e dall’afa estiva, costretti a lavorare in condizioni che definirei eufemisticamente disagevoli, e devo dire che tutto ciò è in qualche modo confortante perché è la dimostrazione che la maggior parte dei magistrati hanno ancora entusiasmo e voglia di lavorare, anche in condizioni più che precarie.

Ho incontrato giovanissimi colleghi in servizio presso piccoli uffici giudiziari che si sentono così tanto abbandonati e trascurati dal “centro”, che si mostravano contenti anche solo del fatto che avessi deciso di andare a trovarli.

Nel corso del mio “viaggio elettorale” la domanda che più spesso mi è stata rivolta ha riguardato il “perché” io avessi deciso di candidarmi come “indipendente”, domanda alla quale io ho sempre risposto che, dopo 25 anni di magistratura e cogliendo l’opportunità data dalla nuova legge elettorale, ho immaginato di poter mettere a disposizione dei colleghi la mia ormai lunga e anche un po’ “movimentata” esperienza professionale.

il disagio

A ciò si aggiunge, lo confesso, un senso di disagio, direi quasi di fastidio fisico che, in particolare negli ultimi tempi, ho avvertito a causa degli “scandali” che hanno interessato la magistratura.

Un disagio profondo, legato non solo a tutto quello che di male è venuto fuori, ma soprattutto alla constatazione quotidiana della più o meno generalizzata sfiducia che i cittadini hanno nei confronti dei magistrati e della magistratura (giudicante o requirente che sia).

Ebbene io penso che anche i magistrati, come del resto tutti gli esseri umani, possono sbagliare, ma non è socialmente sostenibile, almeno in un paese civile, una situazione in cui chi viene giudicato possa immaginare che chi lo deve giudicare non lo faccia con la mente libera da pregiudizi (o peggio) e in assoluta buona fede, anche quando magari sbaglia.

C’è poco da fare, è questa la questione topica e centrale, secondo me, la questione delle questioni, prioritaria rispetto a tutte le altre, è questo il vero nodo da sciogliere, che viene evidentemente ancora prima delle innumerevoli e complesse problematiche ordinamentali sulle quali ci siamo soffermati e ci soffermeremo ancora.

Dunque è sulla questione della complessiva credibilità della magistratura che dobbiamo impegnarci con tutte le energie disponibili.

La candidatura

Ed è anche per questo che mi sono candidato come indipendente, per offrire ai colleghi l’opportunità di scegliere qualcuno che ha fatto nella sua vita solo il magistrato e che non viene sostenuto da nessuna corrente, ed è estraneo a qualsiasi logica di cartello.

Il mio “viaggio elettorale” si è ormai concluso ed è ora di tornare ai fascicoli nei quali, al di là delle carte e dei documenti, mi sono sempre sforzato, e mi sforzo ancora dopo 25 anni, di cogliere anche la storia personale di ognuno dei protagonisti.

Non mi resta che ringraziare tutti i colleghi che ho incontrato e che hanno avuto la pazienza di ascoltarmi anche solo per qualche minuto, e anche quelli che questa pazienza non l’hanno avuta.    

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