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Janira D'amato, la storia della ragazza di 21 anni uccisa dal fidanzato con 49 coltellate

Janira D'amato, la storia della ragazza di 21 anni uccisa dal fidanzato con 49 coltellate

Janira D’amato (Foto Ansa)

Janira D’amato, la storia della ragazza di 21 anni uccisa dal fidanzato con 49 coltellate. Questa sera 17 novembre è in onda il programma Amore Criminale – Storie di femminicidio. Il programma condotto da Emma D’Aquino è in onda su Rai3 dalle 21:20. Nella puntata di questa sera si parla della storia di Janira D’Amato, la ragazza di 21 anni che nel 2017 è stata uccisa dal fidanzato Alessio Alamia. 

La storia di Janira D’Amato

Quando si conoscono e iniziano la propria relazione, Janira D’Amato e Alessio Alamia sono poco più che adolescenti. Lui ha avuto un’infanzia difficile, caratterizzata dal vuoto lasciato dai propri genitori, e questa relazione appare fin da subito fondamentale per il ragazzo. Per Janira, Alessio è il primo vero fidanzato. Il loro rapporto, però, inizia a prendere una strana piega: lui sembra voler decidere ogni cosa per la ragazza, spesso la umilia e la fa sentire non all’altezza. Janira decide però di non opporsi, di continuare la relazione. 

Dopo tre anni, la loro relazione prosegue, fino a un episodio che cambia tutto, che peggiora ancora di più le cose. La ragazza decide di voler realizzare il proprio sogno: iscriversi a un corso di pasticceria. Alessio vede questa decisione come un’abbandono e cerca in tutti i modi di farle cambiare idea, arrivando perfino a minacciare il suicidio. Janira, però, sembra davvero convinta di quello che vuole fare. Il 17 aprile del 2017, dopo l’ennesima lite, Alessio uccide Janira con 49 coltellate e la ragazza muore pochi minuti dopo. 

Alessio Alamia e il processo

Alessio Alamia è stato condannato all’ergastolo. La Corte d’Assise ha accolto la richiesta del pm Elisa Milocco e concesso l’aggravante della premeditazione. Il giovane è stato assolto invece dall’accusa di stalking con la formula “il fatto non sussiste”. Alla lettura della sentenza erano presenti i fratelli della ragazza, Kevin e Didier, e i genitori Rossano e Tiziana Cellerino: “La giustizia ha fatto il suo corso, siamo contenti e soddisfatti – hanno commentato – Almeno un po’ di giustizia per lei, Janira se lo meritava. Essere qui ad ogni udienza è stato difficile, ma glielo dovevamo. Ci hanno sostenuto tutti, non solo amici e parenti, anche chi non conoscevamo”.

Alamia ha ucciso Janira nel proprio appartamento, dove l’aveva convinta a recarsi con la scusa di riconsegnarle alcuni effetti personali. Il ragazzo aveva lasciato coltelli in vari posti della casa e nei giorni precedenti all’assassinio aveva cercato con il cellulare sulla rete “come uccidere persone senza lasciare traccia”.

Nel corso del processo la difesa aveva più volte sottolineato il passato del giovane: “Una vita caratterizzata da abbandoni e violenze – aveva detto il suo legale nell’arringa conclusiva – I suoi genitori erano assenti e lui si attaccava in modo morboso alle poche figure di riferimento. L’idea che lei avesse un progetto autonomo lo ha fatto sentire abbandonato e ha reagito”. L’avvocato ha fatto queste sottolineature per cercare di evitare la premeditazione. 

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