Il figlio è autistico, boss al 41bis potrà vedere moglie e bimbo: la Cassazione bacchetta il ministero della Giustizia

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Moglie e figlio autistico potranno far visita a un detenuto ristretto al carcere duro, il 41 bis. E’ quanto deciso dalla Corte di Cassazione che ha rigettato il ricorso dell’Avvocatura dello Stato per conto del ministero della Giustizia, concedendo alla consorte di un boss della camorra della provincia di Napoli di entrare insieme al figlioletto di sei anni nella saletta dei colloqui una volta al mese (chi è ristretto al carcere duro può avere contatti fisici solo con i figli, minori di 12 anni). A darne notizia è il quotidiano Il Mattino. Si tratta di una sentenza che farà scuola nella gestione delle visite tra i familiari e i detenuti ristretti in regime di carcere duro.

Stando a quanto emerso, il bambino è affetta da disturbi dello spetto autistico e piange ogni volta che è da solo con il genitori detenuto. E’ sottoposto da tempo a terapie specifiche per i disturbi neuropsichici e comportamentali riscontrati da diversi medici. Patologie che gli impediscono di avere una reazione serena quando incontra, una volta al mese, il papà perché i particolari disturbi comportamentali riscontrati portano il bambino a piangere immediatamente se si stacca dalla madre.

Già nei mesi scorsi, il tribunale di Sorveglianza del centro Italia aveva già vagliato la questione, concedendo una deroga alla moglie del detenuto, autorizzandola ad accompagnare il bambino al di là del vetro divisorio per consentire al papà detenuto di poter abbracciare il figlio senza che piangesse. Valutazione ritenuta corretta ieri, martedì 14 settembre, dalla Cassazione.

 

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