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Foxconn si scusa dopo le proteste nella fabbrica cinese di Iphone

I lavoratori si erano scontrati con la polizia dopo che non gli era stato pagato lo stipendio e per via delle restrizioni pandemiche. Nel frattempo, il numero di casi Covid in Cina ha raggiunto un nuovo record dall’inizio della pandemia

L’azienda cinese Foxconn, che gestisce la più grande fabbrica al mondo di Iphone, ha pubblicato una nota di scuse agli operai del suo stabilimento cinese di Zengzhou dopo che un errore nel sistema di pagamenti ha contribuito a causare una rivolta.

Le proteste sono scoppiate ieri quando centinaia di operai si sono scontrati con la polizia antisommossa rivendicando stipendi non versati e protestando contro le restrizioni per la pandemia. Foxconn ha fatto sapere che un «errore tecnico» ha causato il mancato pagamento dei nuovi operai assunti nelle ultime settimane. A causa dell’aumento dei casi di Covid, i 6 milioni di abitanti di Zengzhou saranno posti in lockdown.

Il record di casi Covid

Nel frattempo, le autorità sanitarie hanno registrato più di 31mila nuovi casi di Covid in un giorno, si tratta della cifra più alta dall’inizio della pandemia. Tra le città affette dalla nuova ondata di casi ci sono Pechino e Guangzhou, dove da poco è stato imposto il lockdown. Poche settimane fa, il governo aveva allentato le misure anti pandemia, riducendo il periodo di quarantena per i contatti con infatti da sette a tre giorni. 

Ora nuovi lockdown sono arrivo, non soltanto a Zengzhou e Guangzhou. La campagna vaccinale è piuttosto indietro, con solo metà degli over 80 che ha ricevuto la prima dose. La Cina rimane uno degli ultimi paesi a perseguire una politica di eradicamento del Covid aggressiva che ha spesso causato proteste e scontri con la polizia.

Il tasso di decessi nel paese rimane però tra i più bassi al mondo: appena 5.200 registrati dall’inizio della pandemia su 1,4 miliardi di abitanti. In Italia, i decessi sono stati 181mila, su una popolazione di circa 60 milioni.

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