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Ferma la produzione di cozze e vongole: danni pesanti per il Consorzio pescatori di Marceddì

Ferma la produzione di cozze e vongole: danni pesanti per il Consorzio di Marceddì
Due settimane fa il blocco per la presenza di biotossine algali, in ritardo i risultati delle analisi

Immagine d’archivio

Da due settimane sono chiuse due zone di produzione di cozze e vongole gestite dal Consorzio cooperative riunite della pesca di Marceddì: da un’analisi effettuata il 12 maggio nello stagno di Corru s’Ittiri, ad Arborea, nelle vongole era stata rilevata la presenza di biotossine algali liposolubili. E ora i pescatori rischiano di perdere almeno 400mila euro dalla commercializzazione dei molluschi.

I risultati delle analisi erano stati comunicati agli operatori del Consorzio soltanto il 18 maggio, sei giorni dopo i prelievi. Oltre alle vongole, l’Ats ha deciso di sospendere precauzionalmente la produzione e la commercializzazione anche per le cozze. Ricevute le disposizioni dell’Azienda Tutela Salute, i sindaci di Arborea e Terralba hanno quindi adottato due ordinanze: atti dovuti, perché gli amministratori locali non hanno margini di valutazione sui divieti.

Lo stop non riguarda soltanto Corru s’Ittiri, ma anche due zone a Marceddì, quindi nel territorio di Terralba: la Torre Vecchia e la terza peschiera. Tra il 18 maggio – quando sono arrivati i risultati delle primd analisi – e il 31 maggio, l’Ats ha effettuato altri quattro controlli. I campioni sono stati spediti a Sassari, all’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna. Ma i risultati non sono ancora arrivati.

Nei giorni scorsi il sindaco Sandro Pili non aveva pubblicato sull’albo pretorio comunale le ordinanze di chiusura delle due zone di produzione di molluschi di Marceddì: i provvedimenti erano stati notificati ai diretti interessati dal Comando della polizia municipale. L’ordinanza della sindaca di Arborea, Manuela Pintus, è invece consultabile sull’albo pretorio.

“Nessun mistero in ordine alla mancata pubblicazione delle due ordinanze all’albo pretorio”, si legge in una nota firmata da Pili e dall’assessore comunale alla pesca e all’ambiente, Simone Puddu, “in quanto trattasi di ordinanze aventi natura specifica e non generica diretta alla collettività, bensì dirette a un determinato soggetto per il quale il Comune ha perfettamente adempiuto tramite la notifica al soggetto stesso e agli enti direttamente coinvolti”.

I pescatori ora restano in attesa di capire quando potranno riprendere l’attività. Hanno interessato del problema l’amministrazione comunale di Terralba e proprio ieri c’è stato un incontro in municipio. Erano presenti il presidente del Consorzio cooperative riunite della pesca di Marceddì, Antonio Loi, il consiglio direttivo e i presidenti delle cooperative associate. I pescatori hanno chiesto al Comune di Terralba di aprire un tavolo con la Prefettura e con la Regione, al fine di velocizzare la comunicazione degli esiti dei controlli, per evitare il protrarsi eccessivo della sospensione dell’attività.

“L’amministrazione comunale, nel confermare la propria totale disponibilità e facendo proprie le preoccupazioni manifestate, ha assunto l’impegno di attivarsi immediatamente in tal senso, provvedendo a interessare sia la Regione che la Prefettura”, fa sapere la nota dell’amministrazione. “Il prefetto Fabrizio Stelo, sentito telefonicamente nell’immediatezza, ha subito avviato le opportune interlocuzioni con gli enti istituzionali competenti in materia sanitaria”.

Se il problema delle tossine è stato superato, ogni giorno senza notizie ha un costo pesante. “Dal 12 al 18 maggio”, spiega il presidente del Consorzio Antonio Loi, “avevamo fatturato 78mila euro soltanto dalla vendita delle vongole veraci. Le perdite sono molto importanti. Rischiamo almeno 400mila euro di danni”.

“In precedenza ricevevamo i risultati delle analisi nel giro di due o tre giorni, stavolta invece i tempi si sono dilatati”, continua Loi. “In questo momento siamo molto preoccupati per le cozze della terza peschiera, a Marceddì: da sole hanno un valore di 250-300mila euro. Se nei prossimi giorni si alzerà la temperatura dell’acqua, perderemo tutto. Ci auguriamo che grazie all’intervento delle istituzioni si risolva tutto in 24-48 ore. Sta seguendo la nostra vicenda anche la Questura di Oristano”.

Martedì, 1 giugno 2021

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