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«Fece licenziare una donna, condannate Malloci»

ALBAGIARA. Un conflitto di interessi palese e un’azione che un amministratore pubblico non avrebbe dovuto compiere. Questa è la tesi sostenuta dalla procura e della parte civile. D’altro canto la difesa dà una lettura diversa e, pur rimarcando il fatto che tutto nasca da una disattenzione, allontana dall’ex sindaco e poi assessore ai Servizi sociali Maurizio Malloci ogni addebito. La sentenza arriverà il 22 luglio, ieri però il pubblico ministero Andrea Chelo ha sollecitato la condanna dell’imputato a un anno e sei mesi per abuso d’ufficio.

Secondo l’accusa, Maurizio Malloci, nel suo ruolo di assessore con prerogative di seguire l’andamento della casa di riposo, avrebbe interferito sull’attività del gestore chiedendo e ottenendo il licenziamento di una dipendente. Il motivo di tale azione è legato a una discussione che quest’ultima avrebbe avuto con un cugino dell’assessore perché quegli aveva richiesto, in maniera brusca, maggiori attenzioni nell’assistenza verso il padre che era ospitato nella struttura. Al culmine della discussione, l’operatrice socio sanitaria chiese persino l’intervento dei carabinieri perché si sarebbe sentita minacciata. Successivamente fu contattato proprio Maurizio Malloci che, secondo il pubblico ministero e secondo l’avvocato di parte civile Rinaldo Saiu, si sarebbe adoperato con la cooperativa che gestiva la struttura affinché venisse avviato il procedimento disciplinare nei confronti dell’operatrice che fu poi allontanata dalla struttura e trasferita.

La parte civile ha anche chiesto un primo risarcimento da 50mila euro, in attesa di stabilire l’entità totale del danno subito dalla sua assistita. Tutto questo nel caso in cui si arrivi alla condanna, fatto che la difesa affidata all’avvocato Stefano Porcu allontana dalle ipotesi processuali. Il legale ha ammesso che ci sia stata una leggerezza da parte di Malloci che votare assieme alla giunta nel momento in cui il caso venne trattato dagli amministratori comunali – si sarebbe dovuto astenere per via della parentela con le parti coinvolte –, ma che non ci sia stata alcuna interferenza rispetto alle decisioni prese dalla cooperativa. A dimostrarlo ci sarebbero le date degli atti e dei provvedimenti adottati verso la dipendente. Il Comune infatti si mise in moto nel momento in cui ricevette la segnalazione e, in più, le lettere inviate dallo stesso Malloci alla cooperativa sono sempre successive alle azioni intraprese dal gestore e avrebbero avuto solamente scopo conoscitivo sulla vicenda. Non avrebbero invece avuto una finalità prescrittiva. La cooperativa avrebbe agito su propria iniziativa nel momento in cui scelse di prendere il provvedimento verso la dipendente.

Quale delle due tesi è rispondente al vero sarà stabilito nell’udienza conclusiva dai giudici Carla Aliteri, Valentina Santa Crus e Marco Mascia. (e.carta)

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