Falsa partenza per il Beer Fest

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SASSARI. Il sapore della libertà ritrovata può anche avere l’aspetto di un boccale fresco e schiumoso. Di birra, naturalmente. «Meglio se artigianale», dicono gli intenditori. E meglio ancora se sorseggiata nel cuore della città in una meravigliosa serata d’estate. Ma a volte la burocrazia fa brutti scherzi, bruttissimi, al punto di trasformare la gustosa bevanda al malto in qualcosa che lascia l’amaro in bocca. Così è successo ieri sera in piazza Santa Caterina, quando un controllo della polizia locale ha interrotto sul nascere la sesta edizione del “Sassari Beer Fest”, che per tre giorni – da ieri pomeriggio, appunto, sino a domani notte – si proponeva di far diventare Sassari la capitale sarda della birra artigianale, con la deliziosa location in pieno centro storico allestita per l’occasione come un grande pub a cielo aperto e centinaia di cultori pronti a godersi dopo un anno e mezzo di restrizioni e zone del colore triste un evento che – seppure regolato da rigide norme di sicurezza anti-Covid – avrebbe avuto la parvenza di normalità. Da quanto si è appreso, tuttavia, gli organizzatori dell’associazione S’Andala, che anche quest’anno – soprattutto quest’anno – si è impegnata per organizzare la manifestazione, non avevano ancora ricevuto l’autorizzazione da parte della Asl che viene rilasciata dopo una conferenza di servizi e quindi anche le altre concessioni (compresa quella del Comune) sono state sospese. Una falsa partenza, dunque, quando ancora agli organizzatori rimane la speranza che già da stamattina si possano ottenere i permessi necessari e magari recuperare la giornata mancata facendo slittare la chiusura a domenica. Ma di certo ancora non c’è nulla.

Tra i primi avventori la delusione è palpabile, al limite dell’incredulità, considerato che il municipio si affaccia proprio su piazza Santa Caterina ed è quantomeno bizzarro che, prima di verificare che le carte fossero in regola, dal Comune nessuno si sia accorto dell’allestimento in corso.

Il “Sassari Beer Fest” è oltretutto un appuntamento molto atteso. Un evento che in epoca pre-pandemia era riuscito a richiamare la bellezza di 13mila appassionati e curiosi (come nel 2017, quando la location prescelta fu piazza d’Italia) e che stavolta, per ovvie ragioni, ne potrà ospitare al massimo 500, con i quattro varchi presidiati da 12 volontari dell’associazione San Domenico e da altri cinque addetti alla sicurezza con il compito di contingentare gli ingressi grazie all’ausilio di un conta-persone elettronico e di walkie talkie professionali: quando si raggiungerà la capienza massima – spiegano – chi vuole entrare alla manifestazione dovrà attendere che si liberino dei posti. Su questo punto saremo intransigenti».

Prove tecniche di normalità al momento sospese, dunque. Anche perché forzare il divieto significherebbe andare incontro a guai di tipo penale e amministrativo, con multe salatissime. Così, in attesa che per il fine settimana arrivi l’agognato nullaosta, l’area allestita con 8 stand in rappresentanza di 9 aziende artigianali e 18 tipologie di birra, resterà blindata. Evidente l’amarezza del direttore artistico Roberto Putzu. «L’associazione S’Andala – commenta – si sforza da sempre di organizzare la manifestazione nel centro della città, con particolare attenzione alle zone storiche, per questo vedere la saltare anche solo la prima serata ci mortifica. Purtroppo c’è stato questo problema di autorizzazioni non ancora arrivate e non possiamo far altro che adeguarci nella speranza che quanto prima si possa davvero ripartire, sempre nel rispetto delle norme».