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Fadda: «Aveva lei il coltello è scivolata e si è ferita»

SASSARI. «Il coltello quella sera del 15 febbraio lo aveva Zdenka, non io. Non so perché lo avesse preso. Si è ferita da sola, io non le avrei mai fatto del male, non ho mai toccato una donna con un dito, ce ne sono almeno 35 che possono confermarlo… Ecco l’elenco, questi sono tutti i nomi delle donne con cui ho avuto una relazione, chiamatele».

Lucido, si difende senza cadere in contraddizione Francesco Baingio Douglas Fadda, il 46enne a processo per l’omicidio di Zdenka Krejcikova, la 40enne della Repubblica Ceca uccisa in un bar di Sorso a febbraio dell’anno scorso. Accoltellata davanti agli occhi delle due figlie gemelle di undici anni.

Ieri, davanti alla corte d’assise presieduta da Massimo Zaniboni (a latere Gian Paolo Piana) l’imputato si è sottoposto a esame e ha risposto alle domande del pubblico ministero Paolo Piras e dell’avvocato di parte civile Teresa Pes. A luglio toccherà al difensore Lorenzo Galisai.

«La sera del 15 febbraio uscimmo di casa a Sorso con le bambine dopo un litigio – ha raccontato Fadda – Lei era isterica perché mi aveva visto assumere cocaina con un amico, si arrabbiò moltissimo e le proposi di andare a Marritza, sapevo che davanti al mare si sarebbe calmata e avremmo chiarito tutto. Invece improvvisamente è entrata nel bar sotto casa. Ho visto allora che aveva un coltello in mano e la bambina tetraplegica in braccio. Io tenevo l’altra sorellina per mano. “Che fai?” le dissi seguendola. Pensai di strapparle la bambina dalle mani, avevo paura potesse succederle qualcosa. Zdenka a quel punto è scivolata, mi ha ferito sul polpaccio destro, ha perso il coltello e si è tuffata per recuperarlo, la stessa cosa ho fatto io. Così si è punta. Le urlai: “Cosa hai fatto? È colpa tua”. Solo dopo ho preso il coltello e l’ho piegato in due. Ma non mi sono reso conto che la lama era penetrata in profondità».

Una versione contrastante rispetto a quella ricostruita dall’accusa in base alle testimonianze di chi quel giorno era nel bar di Sorso e ha riferito in aula che a impugnare il coltello era l’imputato. «Lei ha il diritto di mentire – ha puntualizzato il pm Piras rivolgendosi a Fadda – e noi di non crederle». Premessa fondamentale prima di chiedere all’imputato «come Zdenka avrebbe potuto procurarsi da sola una ferita così profonda nell’addome». Risposta: «È dal 16 febbraio del 2020 che mi faccio la stessa sua domanda. Non lo so, gli incidenti succedono, si è visto anche di peggio». Ma la replica del pm è solida: «La risposta c’è: il coltello lo aveva lei. E lo dicono i testimoni che l’hanno vista nel locale». «Una sola persona lo ha detto – l’obiezione di Fadda – e ha mentito».

Quindi il racconto dei momenti successivi all’accoltellamento, quando il 46enne caricò la donna in auto e si allontanò da Sorso. «Zdenka parlava, perdeva sangue ma non in modo eccessivo. Volevo andare al pronto soccorso di Sassari, ho preso la 131. A 200 metri dall’ospedale cambiai idea e decisi di andare dalla guardia medica di Ossi, di fronte a casa di una persona che conoscevo. Me lo disse anche Zdenka, temeva che le bambine sarebbero rimaste sole se i carabinieri mi avessero arrestato. Io avevo il divieto di avvicinamento a casa sua per via di una precedente denuncia che lei aveva fatto in seguito a un unico episodio nel quale le diedi uno schiaffo». Quindi l’arrivo a Ossi, la porta di casa dell’amico sfondata, la donna adagiata sul divano: «Ero in ginocchio e le tamponavo la ferita, usciva poco sangue, sembrava indebolita e mi ha sussurrato all’orecchio: “Ti chiamerò io”. Avevo paura dei carabinieri e per questo, una volta arrivata l’ambulanza, presi le bambine e andai via. Mai avrei immaginato che sarebbe morta».

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