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Europei di calcio, l’Italia batte la Spagna ai calci di rigore: è finale!

LONDRA. Che fantastica fiesta per l’ Italia di Mancini,capace battendo la Spagna ai rigori, dopo una infinita serata di sofferenza e cuore, di guadagnarsi la finale dell’europeo di calcio, da vivere con orgoglio domenica contro la vincente di Inghilterra-Danimarca. E ci vorrebbe davvero l’allegra leggerezza nazionalpopolare di Raffaella Carrà per cantare ed esaltare un successo che apre agli azzurri uno scenario impensabile fino a qualche mese fa: la vittoria del campionato europeo dopo essere stati esclusi dalla fase finale del precedente mondiale. Generosissima nel debellare il tracotante tiki taka di una Spagna oggettivamente superiore nel gioco, la nazionale, che non perde una gara dal 10 settembre 2018, 1-0 col Portogallo (33 partite senza sconfitte, con una serie in corso di 14 vinte di seguito) vive una partita in apnea di fronte al giropalla iberico, rigenerato dal fresco di Wembley.

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E però, indomita, stupisce i 60 mila tornati a riempire le tribune del tempio del calcio, arriva a un passo da guadagnarsi direttamente nei tempi regolamentari il passaggio alla finale grazie a un guizzo esaltante di Chiesa, subisce il recupero di Morata e soffre, quanto soffre, per arrivare all’agonia dei rigori che poche volte l’ha premiata e tante punita. Ma stavolta la fortuna gira lo sguardo verso gli azzurri, e il tocco beffardo con cui Jorginho chiude dal dischetto il discorso ne è plastica dimostrazione.

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In avvio le scelte di formazione sembravano volere fotografare nitidamente carattere e peculiarità dei due commissari tecnici. Roberto Mancini, sereno, persino circolare nella sua continuità, a schierare il consueto 4-3-3 con l’ormai titolare Chiesa a destra in un tridente offensivo completato da Insigne e dal criticato Immobile. In difesa, Emerson Palmieri naturale sostituto dell’infortunato Spinazzola. L’ombroso, spigoloso, enigmatico Luis Enrique invece rivoltava se stesso e la sua gente: fuori Morata, quello dello strombazzatissimo tormentone ripetuto per un mese in faccia ai criticoni cronisti iberici («Giocano lui e altri dieci»): al suo posto Oyarzabal, un esterno, per creare in Dani Olmo un «falso nueve» che non desse punti di riferimento fissi alla tenaglia Bonucci-Chiellini. Ma il ct spagnolo cambiava anche in difesa, il punto debole della sua squadra, inserendo Eric Garcia al posto di Pau Torres. E però era chiaro a tutti che il piano inclinato della gara si sarebbe determinato a centrocampo tra il tiki taka degli spagnoli e il possesso palla con verticalizzazione frequente degli azzurri. Da una parte Koke, Busquets e il giovane talento Pedri, dall’altra Barella, Jorginho e Verratti.

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E nei primi 45 minuti non c’era dubbio su chi fosse il padrone del campo: la Spagna, con il suo giropalla a velocità da playstation stordiva gli azzurri, che fallivano il pressing e non crollavano un pò perchè in avanti gli spagnoli sprecavano (al 13′ Oyarzabal non agganciava a due passi dalla porta su lancio di Pedri, due minuti dopo su errore in disimpegno di Barella Ferran Torres andava al tiro: alto). E un po’ perchè al 25′ Donnarumma confermava di essere in stato di grazia, andando ad allungarsi sulla destra e parare così un destro di Dani Olmo da due passi. Era ancora l’attaccante del Lipsia a creare un pericolo agli azzurri al 33′ con un tiro alto di poco: e però, mentre in chiusura di tempo si cominciavano a computare i dati mostruosi del possesso di palla spagnolo (90 per cento di passaggi riusciti, 311 passaggi su 346, contro il 78 per cento dell’ Italia con 138 su 177), arrivava per le furie rosse un campanello d’allarme: al 45′ in una rara verticalizzazione Insigne entrava in area avversaria e sfruttava la sovrapposizione di Emerson servendolo in velocità: l’esterno calciava secco di sinistro andando a colpire la traversa con deviazione di Azpilicueta.

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Nella ripresa però il canovaccio sembrava non cambiare: spagnoli padroni del gioco e Italia a soffrire: e infatti al 5′ ci voleva un provvidenziale recupero di Di Lorenzo per togliere dai piedi di fernan Torres un pallone che chiedeva solo di essere messo in rete, e due minuti dopo un destro di Busquets finiva alto di poco. E l’Italia? Una veloce ripartenza al 9′ conclusa con un tiro di Chiesa parato a terra da Unai sembrava una prova generale di rinascita. E infatti al 15′ dopo una aziuone in profondità di Immobile, subentrava lo juventino con l’ennesimo guizzi da attaccante brasiliano: battuta di dribbling e destro letale per Unai. Luis Enrique correva ai ripari inserendo Morata per Ferran Torres, Mancini replicava sostituendo l’esausto Immobile con Berardi. Oyarzabal ‘lisciava di testà al 19′ sprecando un’opportunità colossale e al 21′ Olmo di esterno sfiorava il palo. Poi era Berardi, imbeccato da uno scatenato Chiesa, avrebbe potuto dare al 22′ il colpo di grazia alle speranze di recupero spagnole. Mancini capiva che era il momento di serrare ulteriormente le linee inserendo al 28′ Pessina per Verratti e Toloi per Emerson. Anche Luis Enrique provava tutti i cambi possibili, ma – dopo un errore al tiro di Berardi – il gol della rinascita glielo regalava al 35’ proprio Morata che partiva da lontanissimo, scambiava con Dani Olmo e infilava di sinistro Donnarumma. Con la squadra palesemente in apnea, il ct azzurro immetteva ulteriori forze fresche: Locatelli e Belotti per Barella e Insigne. I supplementari si aprivano con un rischio enorme per gli azzurri, un tiro di Dani Olmo respinto da Donnarumma seguito da batti e ribatti che finiva fuori miracolosamente. Ultimi cambi, Bernardeschi al posto di Chiesa e Thiago Alcantara per Busquets, un guizzo di Berardi che scaldava i cuori dei tifosi azzurri, e la gara andava ai rigori: inevitabili montagne russe del cuore, con gli sbagli di Locatelli, Olmo e Morata: poi la fantastica fiesta italiana. (di Piercarlo Presutti / ANSA).

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