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Estorsione al prete, chiesti 8 anni

ORISTANO. La perizia non lascia spazio a dubbi e dice che l’imputata è ed era nel pieno delle sue facoltà mentali. Così, tassello dopo tassello, il pubblico ministero Silvia Mascia ricostruisce, durante l’udienza che si celebra con rito abbreviato di fronte alla giudice per le udienze preliminari Federica Fulgheri, la vicenda che ora vede la signora protagonista in tribunale. Alla fine arriva a chiedere otto anni di reclusione per Mariella Ore, la donna di 55 anni di Bonarcado, accusata di aver truffato il sacerdote don Franco Porchedda e di essere riuscita a ottenere da lui o tramite lui circa 375mila euro. Quei soldi, per l’accusa, sono frutto oltre che del raggiro anche di un’escalation di atti violenti tanto che i reati contestati non si limitano alla truffa, ma proseguono con la sostituzione di persona e la tentata rapina, per arrivare all’estorsione.

Disperato e inerme di fronte a quanto gli stava accadendo, il sacerdote, che è parte civile al processo assistito dall’avvocatessa Anna Maria Uras, non ebbe alternativa se non quella di ricorrere alla giustizia. Non quella divina, ma quella terrena e così denunciò la vicenda ai carabinieri che in poche settimane portarono a compimento un’indagine lampo che si concluse con l’arresto della donna oggi imputata, avvenuto nel maggio dell’anno scorso. Come stabilisce il Vangelo, il buon cristiano deve aprire la porta di casa a chi bussa e quella volta toccò proprio a don Porchedda accogliere Mariella Ore e la sua richiesta.

Raccontò al sacerdote di essere in gravissime difficoltà familiari da cui poi derivavano quelle economiche. Secondo quanto ricostruito nella requisitoria, Mariella Ore aveva spiegato di essere in possesso di un patrimonio di circa 4 milioni, a cui però non poteva accedere a causa del divorzio col marito. Per ottenere quei soldi avrebbe dovuto sborsare 175mila euro, cifra di cui non era però in possesso. Ecco che allora si rivolse al sacerdote, promettendogli che poi gli avrebbe cointestato proprio quei 4 milioni.

Don Porchedda si sarebbe messo d’impegno per racimolare la somma, esponendosi in prima persona anche con amici, conoscenti ed esponenti del clero, solo che poi sarebbe finito nelle spire del ricatto di Mariella Ore, capace anche di spacciarsi al telefono per dipendente di banca pur di impedire al prete di interrompere la catena di esborsi.

Per rafforzare la propria tesi, il pubblico ministero ha parlato oltre che della testimonianza del parroco, anche dei controlli dei carabinieri e delle riprese di telecamere di videosorveglianza, chiudendo il cerchio coi tracciamenti dei soldi. Tuttavia è presto per capire se le argomentazioni saranno accolte dalla giudice. All’udienza del 9 settembre spetterà alla difesa, affidata all’avvocatessa Federica Atzeni, esporre le ragioni della propria assistita e provare a smontare le accuse.

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