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Ercole spazza via il campus Ersu

SASSARI. Una bomba, che da una parte fa deflagrare all’istante qualsiasi ipotesi di costruire l’atteso campo Ersu per studenti a San Lorenzo, e dall’altra mette in luce quello che potrebbe essere uno dei più importanti ritrovamenti archeologici del Sassarese, destinato a entrare nei libri di storia: i resti della “mansio Ad Herculem” romana.

Il campus. Davvero difficile dire se sia una buona o una cattiva notizia quella data ieri dal presidente di Ersu Sassari Massimo Sechi e del Soprintendente per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro Bruno Billeci. Quel che è certo è che cambia completamente le carte in tavola del progetto “mini campus”: alloggi e servizi accessori (incluse strutture sportive) per 280 posti letto in totale in un fazzoletto di terra di circa 2,5 ettari per la realizzazione della quale l’Ersu di Sassari si è aggiudicata il finanziamento dal Fondo per lo sviluppo e la coesione (2007/2013) per 20,5 milioni di euro. Successivamente integrato e traslato alla programmazione Fsc 2014/2020 arrivando a un totale di 26,3 milioni.

Il blocco. «Il progetto di fatto non è più realizzabile – ha spiegato Massimo Sechi – e bisogna individuare soluzioni alternative immediate per non mettere a repentaglio il finanziamento per la realizzazione del Campus Universitario a Sassari. La zona scelta nel tempo ha rivelato la presenza di numerosi vincoli di tipo urbanistico, paesaggistico, idrogeologico (via via superati in fase di progettazione preliminare): ma a bloccare la prosecuzione dell’intervento è quello maggiormente restrittivo, il vincolo di tipo archeologico, emerso a seguito degli scavi esplorativi da parte della Soprintendenza, così come previsto dalla legge».

Gli scavi. Ed effettivamente i risultati degli scavi sono clamorosi. Nella zona di San Lorenzo i ritrovamenti che si sono succeduti nel corso dei decenni sono stati numerosi, specie durante le fasi di realizzazione del complesso dell’Orto Botanico e degli Uffici giudiziari: da qui si sviluppava uno dei rami dell’acquedotto romano che dall’area di Sassari, e in questo caso dalle fonte delle Conce, portava l’acqua alla più importante città romana del nord Sardegna, ovvero Turris Libisonis (Porto Torres).

Il soprintendente. «Nell’ambito dei lavori dello studentato – spiega Billeci – si è concordato di eseguire 5 saggi archeologici. In questo fase le indagini si sono concentrate su un saggio in particolare, il numero 4, che ha riportato alla luce con abbondanti materiali archeologici. L’area è risultata di grande complessità, pluristratificata. Sono stati individuati in particolare livelli di frequentazione di età romana repubblicana, con ritrovamento di numerosi reperti ricomponibili, e un battuto pavimentale al di sotto del quale sono stati rinvenuti materiali pertinenti all’età fenicio-punica e nuragica. In particolare i materiali databili all’età del ferro sembrano indicare la sovrapposizione dell’insediamento romano a un insediamento nuragico, che resta attivo come emporio in età fenicio-punica. È possibile che in quest’area ricada la “mansio Ad Herculem” citata dalle fonti e localizzata da alcuni studiosi, tra i quali Daniela Rovina, proprio nell’areale di San Lorenzo». Risultato: l’avvio del procedimento per l’apposizione del vincolo su quasi tutta l’area.

Fondi a rischio. Un ottima notizia ma anche una grana non da poco. Ad oggi l’Ersu ha infatti sostenuto già 1,3 milioni di spese tra progettazione preliminare in corso e acquisto dell’area dall’Università di Sassari. Ma il vero problema è che, per non perdere i 26 milioni di fondi è necessario aggiudicare la gara d’appalto per i lavori entro il 31 dicembre 2022 e finire entro il 31 dicembre 2025. Il tutto in un terreno ancora da individuare e con la progettazione che dovrebbe ripartire da capo.

L’Ersu. «Ammetto che quanto emerso è spiazzante sotto tanti punti di vista – ha chiuso Sechi – l’ente ha lavorato strenuamente durante questi anni per arrivare al miglior risultato possibile non solo per la popolazione studentesca, ma per la città tutta. Questo intoppo non deve però fermarci: è necessario fare quadrato per trovare soluzioni nell’immediato che ci consentano di difendere il finanziamento ottenuto e l’idea di Campus all’americana, con servizi estesi, come ad esempio campi sportivi integrati e aree comuni, di studio e di ricerca. Sassari e il nord Sardegna non possono rischiare di perdere investimenti, anzi meriterebbero ulteriori risorse anche per dare maggiore impulso alle sedi gemmate».

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