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Eolico in centro Sardegna, gli ambientalisti chiedono stop al progetto

Scadeva lo scorso 13 novembre la data ultima per la presentazione delle osservazioni nella procedura di Via (Valutazione impatto ambientale) dell’impianto eolico per la produzione di energia elettrica richiesto dalla società Sardaeolica srl nei Comuni di Onaní, Bitti e Buddusò.

Si tratta di un impianto formato da 6 aerogeneratori tripala da 5,6 MW, per una potenza complessiva di 33,6 MW. Ciascun aerogeneratore avrà una altezza totale di 206 metri e la rotazione del rotore spazzerà una superficie superiore a 2 ettari. Nella stessa area esistono richieste per diversi altri impianti per la produzione di energia da fonte rinnovabile: ulteriori 5 impianti eolici e 2 nuovi impianti fotovoltaici.

Se le autorizzazioni dovessero essere accolte l’area prospiciente il Parco di Tepilora sarà caratterizzata dalla presenza di una sessantina di pale eoliche e da diversi ettari di pannelli fotovoltaici.

Italia Nostra Sardegna ha presentato le proprie Osservazioni all’impianto di Onaní e agli altri proposti chiedendo la dichiarazione di non compatibilità ambientale di questi impianti in quanto “essi caratterizzeranno in maniera negativa, ambiente, biodiversità e paesaggio delle regioni storiche del Goceano, della Baronia e del Monte Acuto, e condizioneranno il futuro economico della regione impedendo l’installazione nella miniera di Sos Enatos dell’Einstein Telescope, a causa della sua inconciliabilità con i generatori eolici, come riconosciuto da numerosi scienziati e studiosi”.

La paura è che, spiega l’associazione ambientalista, “nonostante l’inconfutabilità delle motivazioni da noi addotte, ma anche dal Comune di Onaní, dalla stessa Regione Sardegna e dai rettori delle Università Sarde, esiste il ragionevole rischio che l’impianto venga autorizzato”. Il riferimento è allo scorso 10 ottobre, quando nell’ultima seduta del governo Draghi è stato approvato il vicino impianto eolico “Gomoretta” di Bitti. Approvazione motivata dalla “complessiva valutazione e armonizzazione degli interessi pubblici coinvolti”. In quel caso, gli interessi di una società privata, la Siemens Gamesa Renewable Energy Italy spa, hanno prevalso sul parere contrario della Commissione tecnica valutazione impatti del MiTE e degli stessi ministeri competenti (MITE e MiC), sulle numerose opposizioni di Regione, Enti locali, associazioni ambientaliste, Parco di Tepilora, Università di Sassari e Cagliari, il team di scienziati che lavorano alla realizzazione dell’Einstein Telescope, tra gli altri.

“Di nessuna utilità sono stati i numerosi pareri tecnici che esprimono contrarietà al progetto in quanto potrebbe compromettere un intero territorio, il suo ecosistema, il paesaggio e persino il suo futuro economico, così come sono state inutili le osservazioni presentate da centinaia di cittadini, da diversi sindaci e da comitati e associazioni”, prosegue Italia Terra Nostra. “Gli ‘interessi pubblici coinvolti’ – aggiunge – hanno prevalso su tutto e tutti, anche sulla normativa europea che istituisce la Valutazione di Impatto Ambientale (direttiva UE 2014/52)”.

“Assistiamo sempre più ad un accentramento di poteri, all’assunzione di decisioni arbitrarie e alla trasformazione e contrazione dei processi democratici e partecipativi come quelli previsti dalla procedura di VIA e dalla Convenzione di Aarhus, giustificati da emergenze spesso pretestuose e da interessi definiti pubblici, ma palesemente al servizio degli speculatori delle energie rinnovabili”, concludono gli esponenti dell’associazione ambientalista.

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