Elena Funari: «Il tempo che ho imparato a sfruttare»

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La vita di Elena Funari è cambiata il giorno della sua laurea: poco dopo aver discusso la tesi ed essere diventata ufficialmente un’illustratrice, un incidente con la macchina l’ha portata all’immobilità e a un lento recupero che l’ha costretta a mettere in stand-by la sua vita per un anno. «Avevo 21 anni e, per una come me che ha sempre pensato che se la sarebbe cavata da sola, è stato terribile» racconta Elena al telefono da Lecce, dove si sta godendo qualche giorno di vacanza. «In momenti come questo ti dici semplicemente di dover fare qualcosa perché hai paura di non avere più tempo.

Poi, piano piano, ti rendi conto che non è vero, che il tempo c’è e basta saperlo sfruttare».

E, infatti, il tempo Funari lo ha sfruttato bene: messo da parte il futuro da illustratrice, ha deciso di intraprendere la carriera di attrice ha tentato il provino al Centro Sperimentale, lo ha vinto, e ha iniziato i primi lavori, dal film Carosello Carosone di Lucio Pellegrini alla fiction di Canale 5 Buongiorno, mamma! di Giulio Manfredonia che l’ha vista nel ruolo di Francesca, la figlia maggiore di Raoul Bova, una ventunenne «perfettina» e «maniaca del controllo» che sembra sempre «sull’orlo di una crisi di nervi». Una cosa che, per sua fortuna, Elena, che in futuro sogna di lavorare con Lars von Trier, Luca Guadagnino e Paolo Sorrentino, non ha mai vissuto.

Ha mai sentito il peso di essere una figlia perfetta?

«Per fortuna no, perché è sempre andata abbastanza liscia in casa. Ho avuto una famiglia che mi ha permesso di essere un’adolescente e di sbagliare, quindi non potevo essere più fortunata».

Maniaca del controllo?

«Zero, ho sempre mirato all’indipendenza. Se mi metto nei casini, me li risolvo. Ero molto su di me da adolescente».

L’indipendenza quando pensa di averla conquistata?

«A 19 anni, quando sono andata via di casa per trasferirmi a Roma e studiare illustrazione. Dopo l’incidente mi sono, però, detta basta: disegnare non mi soddisfava più, così mi sono iscritta a una scuola di teatro, che è stata una vera boccata d’aria. Il teatro ti permette di buttare via le corazze e di ascoltarti davvero, ha letteralmente cambiato il mio approccio alla vita».

Da bambina ha mai pensato a un futuro come attrice?

«Ero talmente timida che alle recite a scuola preferivo avere la parte dell’albero. Tuttavia sono sempre stata un’amante del cinema e ho sempre sentito che, in qualche modo, mi sarebbe piaciuto farlo. Ma non per la fama, quella non mi è mai importata».

E i risultati sono arrivati.

«Sì, anche se non sono una persona molto ottimista: devo dirmi che sono stata brava perché mi sono impegnata. Mi preparo sempre al peggio, ma le cose le faccio lo stesso. Sono più testarda che pessimista».

Il suo approccio con l’illustrazione era lo stesso che ha adesso con la recitazione?

«Con l’illustrazione, quando non riuscivo a fare una cosa, era una tragedia e mi buttavo giù. Con la recitazione, invece, sono più positiva: so che, se non sarà questo, sarà un’altra cosa».

Disegna ancora?

«Ogni tanto, se mi va. Lo faccio liberamente, così mi giudico di meno».

E la timidezza c’è ancora?

«Grazie alla recitazione la gestisco: quando si tratta di parlare di me, per esempio, ho fatto dei grandi progressi. Recitare ti dà uno schermo, una protezione, ma, allo stesso tempo, ho imparato a essere più generosa e meno preoccupata dei giudizi e delle insicurezze».

Sui sogni, invece, è generosa?

«Molto. Quando capisco cosa voglio mi dico: ok, posso farlo. I miei sogni non sono così irrazionali: so quali sono i miei limiti e se li posso abbattere. Un giorno, magari, vincerò un Oscar, è un sogno che sta lì da qualche parte. Forse non è poi così impossibile».

(Foto di Maddalena Petrosino; Look Louis Vuitton; Styling & Press Upgradeartist; Hair & Makeup Marta Ricci x Simone Belli Accademy; Location Leon’s Place; Agency Karascio consulenze artistiche)

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