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Detenuto tenta il suicidio a Uta, i poliziotti lo salvano ma vengono aggrediti

Violenza e paura nel carcere di Uta. Un detenuto, infatti, ha tentato il suicidio ma è stato salvato dai poliziotti penitenziari. L’uomo, però, ha reagito, aggredendo gli agenti. A dare notizia del fatto, avvenuto ieri, è Luca Fais, segretario regionale per la Sardegna del aindacato autonomo polizia Penitenziaria: l’aggressione è avvenuta “durante un intervento del personale di polizia penitenziaria di turno, teso a salvaguardare l’incolumità del detenuto che, inizialmente, aveva messo in atto il gesto di suicidio e subito dopo ha intrapreso una serie di azioni di minaccia tramite stampella e lamette nei confronti degli operatori di polizia. Durante la fase di contenimento, resasi necessaria in quanto la lunga mediazione con l’ausilio del personale medico non aveva desistito nell’opera intrapresa dal detenuto, il personale ha riportato diverse contusioni ricorrendo alle cure del pronto soccorso”.

“Quest’ultimo episodio è oramai da considerare prassi quotidiana in quanto nell’istituto sono presenti un gran numero di detenuti psichiatrici e aggressivi trasferiti da altre strutture resosi responsabili di aggressioni nei confronti del personale”, denuncia Fais. “L’istituto cagliaritano non può continuare a reggere questa situazione che oramai è diventata ingestibile in quanto anche i vertici dell’amministrazione invece di alleggerire la condizione creatasi mediante il trasferimento dei soggetti resosi responsabili di tali aggressioni rimane impassibile senza riscontrare le varie richieste fatte dalla direzione dell’istituto. È ora di dire basta a questo macello e bene che i vertici elaborino presto un protocollo operativo di tutela nei confronti del personale che opera in questi contesti. È ormai immensamente, visti i numerosi fatti di aggressione che si susseguono, la visita del segretario della Sappe Donato Capece che sarà in giro nelle carceri sarde dal giorno 28 giugno iniziando dall’istituto cagliaritano di Uta per fare il punto della situazione”.

Fais esprime solidarietà ed ha parole di apprezzamento per il personale di polizia Penitenziaria in servizio a Uta e aggiunge: “Ogni giorno giungono notizie di aggressioni a donne e uomini del Corpo in servizio negli Istituti penitenziari del Paese, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze da parte di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato. E allora è mai possibile che nessuno, al ministero della Giustizia e al dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria, abbia pensato di introdurre anche per la polizia Penitenziaria ed i suoi appartenenti, per fronteggiare ed impedire aggressioni fisiche e selvagge, strumenti come quelli in uso a polizia di Stato e carabinieri, ossia pistola “taser” e spray al peperoncino?”

Per Donato Capece, Segretario generale del Sappe, “ormai è un bollettino di guerra e le vittime sono sempre le stesse: le donne e gli uomini in divisa della polizia Penitenziaria. Occorrono interventi immediati e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario intervenendo in primis sul regime custodiale aperto. Ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre”, aggiunge. “Altro che carcere umano e più sicuro, come auspica la ministra della Giustizia Cartabia: le carceri sono un colabrodo per le precise responsabilità di ha creduto che allargare a dismisura le maglie del trattamento a discapito della sicurezza interna ed in danno delle donne e degli uomini della polizia Penitenziaria”.

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