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De Luca: “Bozza Calderoli irricevibile, così niente Autonomia”

Il presidente della Regione Campania: con noi anche Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria e Molise

(di Angelo Agrippa – corrieredelmezzogiorno.corriere.it) – «Chiediamo il ritiro del provvedimento sulla Autonomia differenziata del ministro Calderoli perché non vi sono margini di trattativa». È quanto annuncia il presidente della giunta regionale della Campania Vincenzo De Luca, riferendosi a quanto contenuto nella ultima versione della legge quadro elaborata dal ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, che sarà presentata domani in conferenza Stato-Regioni.

Per De Luca un altro tema da affrontare è quello del Pnrr, dato che i principi che lo hanno ispirato sono quelli del divario territoriale e sociale. «Invece – dice – si sta ragionando su una redistribuzione di risorse a vantaggio del Centro Nord e sui fondi non utilizzati del programma di fondi europei. Così per il Reddito di cittadinanza , vorrebbero che quanto risparmiato fosse distribuito altrove. Noi invece faremo una battaglia perché ciò che si risparmia resti al Sud. E poi si segnala che la più grande migrazione che si registra in Europa è quella che porta i giovani dal Sud verso altre città settentrionali o addirittura i paesi del nord Europa. Allora, diciamolo chiaro e forte: non ci basta il 40% del Pnrr. Abbiamo perso 250 mila abitanti, ma di questo il Governo non se ne fa carico. Occorre tagliare gli oneri contributivi a chi investe nel Mezzogiorno, almeno fino a quando il Sud non arriverà al 90% del Pil del Centro Nord».

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Ma per ora è l’Autonomia differenziata ad allarmare il presidente della Campania, il quale anticipa anche che altre Regioni meridionali sono sulla sua posizione di aperto dissenso.

«La bozza Calderoli prevede solo l’invio di un parere della commissione parlamentare ed il governo può non tenerne conto ed il tutto viene ridotto in un rapporto a due tra presidente di Regione e Governo – aggiunge De Luca, rilevando i nodi tecnici che aggrovigliano il testo Calderoli -. Il ministero della Economia, per esempio, ha trenta giorni di tempo per esprimersi, altrimenti vale il principio del silenzio-assenso. Ma come ? Si affronta una materia tanto delicata che rivoluziona il sistema paese e il Mef non deve intervenire? Consideriamo inaccettabile procedere ad accordi senza prevedere i Lep prima della approvazione della legge».

E via con l’elenco dei nodi inestricabili che rendono irricevibile il testo Calderoli: «Terzo punto di radicale dissenso: questo meccanismo congela la spesa storica e quindi non vi sarà alcuna garanzia di adeguare i fondi al fabbisogno reale ed aggiornato dei territori più penalizzati. Viene peraltro prevista una compartecipazione al gettito fiscale da parte della Regione che stabilisce l’intesa con il Governo: significa che l’Iva che matura in un territorio, per una percentuale da stabilire, viene lasciata in quella regione. Se all’articolo 7 si dice, poi, che resta invariata la dotazione di bilancio, allora diventa davvero tutta una presa in giro. Significa schiacciare il Sud sotto il macigno del proprio destino. Noi riteniamo pregiudiziale il fondo perequativo per il Sud, come recita l’articolo 119 della Costituzione. Sesto punto – sottolinea ancora De Luca – ed è quello che ci preoccupa di più: perché sconvolge l’unità del paese. È implicita ma in parte anche esplicitata la materia che riguarda il reclutamento del personale sanitario, scolastico e previdenziale. I contratti non possono che essere nazionali. Qualcuno al Nord, invece, vorrebbe stipulare contratti regionali: noi abbiamo difficoltà a reperire personale nei pronto soccorso in Campania. Qualche regione del Nord può decidere di stipulare contratti integrativi offrendo duemila euro in più ai medici. Insomma, altro che impegno per superare il divario tra sud e nord».

E queste condizioni di disparità e di forza, secondo il presidente della giunta, possono disegnare davvero una Italia spaccata. «Sì – sostiene De Luca – poiché questo ragionamento vale anche per il mondo della scuola. Dibattiamo da un mese su alcune vocazioni di principio care al Governo che riguardano l’identità nazionale, il sistema di valori su cui si fonda la democrazia italiana, passando dai valori risorgimentali a quelli dell’antifascismo. Lascio immaginare a chiunque cosa accadrebbe se si modificassero i programmi scolastici in quei territori dove il sovranismo è diventato una bandiera. Sono questioni gravissime – incalza De Luca – che intaccano la democrazia italiana ed il rapporto tra Nord e Sud. Abbiamo presentato queste nostre osservazioni, ad esse hanno aderito Lazio, Puglia, Basilicata, Molise e Calabria. Credo che anche la Toscana abbia in parte fatte proprie queste osservazioni. Domani, in Conferenza Stato-Regioni, ci sarà una larga rappresentanza della Campania. Ma abbiamo già notificato la nostra richiesta. Dunque, senza margini di garanzia, per noi non si potrà andare avanti. È una sfida aperta che spero – conclude – vogliano accogliere anche i parlamentari meridionali del centrodestra e del centrosinistra».

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