«credevo-di-parlare-con-la-mia-banca,-addio-diecimila-euro»

SASSARI. Non c’è bisogno di essere l’ultimo dei pivelli per abboccare alle frodi bancarie. Se l’esca è confezionata alla perfezione, qualunque conto corrente può essere prosciugato.

Giommaria Ventura, consigliere comunale del gruppo misto di maggioranza, affermato dentista, da ieri è più povero di 9mila 700 euro. «Ci sono cascato come un salame», scrive su Fb, «State attenti, è una cosa pazzesca. Rimanere fregati è un attimo». È in buona compagnia, perché è una truffa architettata in maniera chirurgica, che viaggia di smartphone in smartphone e miete vittime illustri, tra i quali il dj Linus.

L’amo con il boccone succulento è un sms. Un messaggio di Banca Intesa, un allarme frode. Il numero è proprio quello della filiale. L’esca è perfetta. «Il mio grande errore è stato aprirlo – racconta Ventura – è vero, le banche non chiamano mai al telefono i clienti, ma vai e pensaci. Ma quello era il loro numero, rispondi e ti consegni come uno stupido».

Il link apre una pagina, dove vengono segnalati movimenti anomali sul conto e si chiede l’inserimento di codici. Ma fin qui il pesce ha assaggiato l’esca, per fargliela ingoiare occorre una tecnica più sofisticata. «Sul display del telefonino mi compare il prefisso 011, è il numero della sede principale di Banca Intesa. Rispondo. Un funzionario mi intorta ben bene. Mi spiega che stanno cercando di ricostruire i passaggi di una frode. Mi chiede gli ultimi acquisti: uno su Amazon e uno alla Apple. Risulta un bonifico di 9700 euro. L’ha fatto lei? A me prende un colpo. No, non è mio. E ormai nel panico comincio a fornire tutti i codici per avviare la procedura di storno della somma e del blocco dei conti».

Il funzionario lo rassicura: «Non si preoccupi, è tutto a posto. La chiameranno dalla filiale di Sassari per fornirle le nuove credenziali. Noi ci sentiamo domani pomeriggio verso le 14». E appena chiude nel display compare un sms: chiamata persa dallo 079-2019121. «Era il numero della mia filiale di Sassari. Come annunciato dal funzionario mi stavano cercando. Allora richiamo».

Ma dall’altra parte cadono dalle nuvole: «Qui nessuno l’ha contattata, risponde un operatore». Nemmeno 30 secondi più tardi riecco la chiamata dallo 011: «Guardi che da Sassari stanno cercando di mettersi in contatto con lei». Ventura è un po’ disorientato, dice: «Veramente li ho chiamati e dicono di non avermi cercato». Risposta: «Lei tenga il telefono libero, la stanno richiamando». E così è: il numero della filiale sassarese riappare nel display. «E questa volta l’operatore, che si qualifica come Piras, riprende con la storia della frode, e avvia la procedura per le nuove credenziali. Mi fornisce il numero di carta d’identità? E io glielo do. Poi mi dice: ma qui vedo anche una patente. L’identificazione si può fare solo con la carta d’identità: eliminiamo il secondo documento». Sul telefonino arriva puntuale la notifica: «Patente cancellata da home banking». Insomma, tutto l’iter sembra andare a buon fine, e la frode è stata stroncata sul nascere.

Però Giommaria Ventura ha un tarlo che picchetta, vuole vederci chiaro. E ha la fortuna di avere un conoscente che lavora nella sua filiale. È curioso su questa storia delle truffe bancarie, decide di chiamarlo. «Mi ha contattato un tuo collega, tale Piras, perché per poco non mi prosciugavano il conto… ma per fortuna che…». L’amico lo interrompe subito: «Sei sicuro? Perché le nostre procedure non sono queste. Ora mi accerto». Gelo nelle vene, temperatura a meno 30 gradi. E come da copione: «Il mio collega Piras non ha chiamato nessuno. Ora blocchiamo tutto per davvero e tu fiondati qui in filiale».

E qui il colpo di scena: «Mentre l’addetto consulta il sistema per cercare di capire se c’è un ammanco, io ricevo una telefonata: è ancora lo 011, il numero della sede principale. Metto in viva voce e faccio parlare il finto funzionario con l’operatore di Sassari. E la situazione è surreale, perché il suo codice personale esiste, è di un dipendente che davvero lavora nella Banca Intesa di Torino. Io sono choccato, perché in quel momento non so più quale sia la realtà e quale il raggiro. Sono talmente abili nel rendere verosimili le cose, nel contraffarle, che non sei più in grado di distinguere ciò che è vero e ciò che è falso».

Alla fine il bonifico di 9700 euro è vero, ed è lo scontrino di questa diabolica frode. Non è così scontato che la banca risarcisca, perché la responsabilità del correntista, che ha fornito dati sensibili, è tutta da verificare. «Sono veramente sconvolto e deluso dalla mia ingenuità, ma vi assicuro che sono stati astuti e sottili. Un conto è inserire i dati della carta di credito su un sito: uno ci pensa due volte. Un altro è quando ricevi la chiamata dal numero della tua banca, clonato tramite software. La guardia si abbassa». E poi sorride: «E meno male che sono io quello delle raccomandazioni: babbo stai attento… Poi però sono il primo a cascarci».