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Coronavirus, test per arrivi in Sardegna: è guerra tra Regione e governo

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La nuova ordinanza emanata dal presidente Christian Solinas prevede l'”invito”, per chi entra nell’isola, di presentarsi agli imbarchi con il test di negatività al coronavirus




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CAGLIARI – È guerra aperta tra la Regione Sardegna e il governo, dopo la nuova ordinanza emanata venerdì sera dal presidente Christian Solinas che prevede l’”invito”, per chi entra nell’isola, di presentarsi agli imbarchi con il test di negatività al coronavirus, o di sottoporsi a un esame entro 48 ore dall’ingresso del territorio regionale. Come prevedibile, il documento di Solinas è finito sotto la lente del ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, che ieri, in un durissimo comunicato ha bollato l’iniziativa del governatore sardo come pura propaganda. 

“La Regione Sardegna avrà sempre il nostro supporto, ma deve chiarirsi le idee su cosa fare. Non esiste una ‘soluzione sarda’ al coronavirus, ma azioni sinergiche tra Stato e Regioni per bloccare la diffusione del contagio– precisa Boccia-. La Sardegna è l’unica Regione italiana che ha avuto problemi con le linee guida nazionali approvate all’unanimità anche dalla stessa Sardegna. Le regole funzionano ovunque tranne lì o si fa propaganda sulla pelle dei sardi?”. 

Altrettanto prevedibile la replica al vetriolo di Solinas: “Il ministro Boccia bene farebbe a chiarire come e perché i cittadini sardi siano discriminati in alcune regioni senza che il governo abbia detto una parola. Lazio, Campania e Puglia hanno adottato ordinanze che impongono a chi rientra dalla Sardegna il tampone e la quarantena“, dice Solinas, e aggiunge: “Abbiamo subito dalla metà di agosto un attacco politico e mediatico senza precedenti nei confronti della Sardegna da parte di Regioni del centrosinistra, che hanno creato un danno enorme all’immagine dell’isola, volendola rappresentare come epicentro della nuova ondata di coronavirus. Ora lo stesso leitmotiv viene ripreso da Boccia con una inaccettabile mistificazione della realtà”.

L’indagine epidemiologica nazionale, spiega Solinas, “ha certificato che con il più basso indice di sieroprevalenza del Paese, pari a 0,3, fino a luglio la Sardegna non ha avuto circolazione virale. Avevamo chiesto di preservare questa situazione attraverso un sistema di controlli che il governo non ha voluto accettare ed in particolare Boccia ha osteggiato in qualsiasi modo a favore di una riapertura senza filtri della circolazione di persone in tutto il territorio nazionale e all’estero”. Risultato, prosegue il governatore sardo, “i grandi flussi turistici registrati in Sardegna, con oltre 10 milioni di presenze, hanno riportato il virus e favorito la sua diffusione, che abbiamo comunque affrontato in maniera ordinata e tempestiva con il nostro servizio sanitario regionale”. La proposta di accordo con la sola Regione Lazio, rimarca poi Solinas, “era a dir poco paradossale. Proponeva i controlli, che in quel caso sarebbero stati inspiegabilmente ‘costituzionali’, solo lungo le rotte marittime tra porti sardi e Civitavecchia, lasciando che sul resto delle linee via mare ed in tutti gli aeroporti la gente potesse continuare ad entrare in Sardegna senza controllo”. L’ordinanza, conclude, “non parla di alcun passaporto sanitario. Anche questa volta è la propaganda di regime che cerca di mistificare il nostro modello per contrastarlo, esattamente come ha fatto con i numeri dei positivi: abbiamo assistito ad annunci di positivi in un camping dati a reti unificate prima ancora che fossero effettuati i test di laboratorio, che hanno certificato l’esatto opposto”. 

Il duello tra Solinas e Boccia nel frattempo si è trasformato in un battaglia tra schieramenti opposti. A difendere la presa di posizione del ministro, sono in particolare gli esponenti isolani del Pd: “Attorno alla questione accessi in Sardegna, si fissi un punto fermo e cessi la corsa all’inutile propaganda- le parole del segretario regionale dei dem, Emanuele Cani-. Boccia invita semplicemente la Regione Sardegna al rispetto delle regole e alla condivisione delle strategie per il contenimento della pandemia. Il presidente Solinas concordi con il governo nazionale un provvedimento che rispetti la legge e che possa essere applicato”. 

All’attacco della giunta sarda anche il deputato del Pd, Andrea Frailis: “Solinas continua a ingenerare confusione, e con l’ultima pasticciata ordinanza mette la Sardegna al di fuori del sistema costruito in collaborazione da governo e amministrazioni locali per affrontare la recrudescenza del virus. Aveva a disposizione la possibilità di un accordo di reciprocità con la Regione Lazio e le altre Regioni, ma non lo ha voluto sottoscrivere, invocando per l’ennesima volta un passaporto sanitario da esibire all’ingresso nell’isola”. Un provvedimento, spiega Frailis, “palesemente incostituzionale e totalmente inutile, come evidenziato dagli scienziati, perché portatore di un risultato così parziale da poter essere smentito nel giro di poche ore”. 

Naturalmente schierati con Solinas, i capigruppo del centrodestra nel Consiglio regionale: “La Sardegna ha dimostrato di essere una Regione virtuosa- specifica Franco Mula, capogruppo del Psd’Az- mantenendo a zero i contagi interni e fronteggiando un contagio importato. Nonostante questo, assistiamo ad un attacco senza precedenti da parte di un esponente del governo nazionale, che dimostra disprezzo e protervia”. Per Angelo Cocciu, presidente del gruppo Forza Italia, le esternazioni di Boccia, sono “degne di un vetero-comunista nemico dell’autonomia dei sardi. Solinas non ha parlato di passaporti sanitari, come Boccia vorrebbe far credere, ma semplicemente di un modello di controllo utile per sardi e turisti, che sopperisce alle gravi inadempienze del governo di incapaci, di cui il ministro degli Affari regionali è degno esponente”.



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