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Conte e lo ‘scippo’ della bandiera 5S

“C’è chi dice ni…”. Rivalità sullo stipendio-base. L’ avversaria era Giorgia Meloni: o almeno avrebbe dovuto esserlo. Ma nel mercoledì in cui la Camera si riempie come una curva, perché tutti vogliono assistere al duello […]

(DI LUCA DE CAROLIS – Il Fatto Quotidiano) – L’ avversaria era Giorgia Meloni: o almeno avrebbe dovuto esserlo. Ma nel mercoledì in cui la Camera si riempie come una curva, perché tutti vogliono assistere al duello tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein nel question time, a darsele sono anche e forse soprattutto Pd e Cinque Stelle. Opposizioni a oggi per nulla unite. Una distanza evidente anche in Aula, dove durante i rispettivi interventi 5Stelle e dem si scambiano pochissimi applausi e rari sorrisi. Quasi si ignorano. Perché la scelta di Schlein di sollecitare la premier sul salario minimo, totem del Movimento, proprio non è piaciuta al M5S. “Prova a impadronirsi di una nostra bandiera” è la lettura più che diffusa nei 5Stelle. Tanto che a ridosso del question time, Giuseppe Conte diffonde un post che sembra una reazione: “La nostra perseveranza ha pagato, finalmente è stata calendarizzata in commissione Lavoro alla Camera la proposta del M5S sul salario minimo legale, a mia prima firma. Vedremo chi è contrario, chi è per il sì, chi per il ni”.

È la conferma di un clima. Proprio alla vigilia della tavola rotonda al Congresso Cgil in corso a Rimini, dove stamattina Conte e la neo-segretaria dem si ritroveranno assieme a Carlo Calenda, Nicola Fratoianni e al padrone di casa, quel Maurizio Landini che ieri nella sua relazione è parso aprire a una forma di salario minimo legale: “Chiediamo che il salario minimo venga recepito nel nostro Paese, anche definendo una soglia”. Nell’attesa, Schlein il tema se lo è preso volentieri. “La competizione è competizione” riassume un veterano dem. E anche un deputato vicino alla segretaria lo precisa, piccato: “Certo che parliamo di salario minimo, vorrebbero forse ghettizzarci e lasciarci parlare solo di diritti civili?”. Così ecco la segretaria dal microfono, a insistere su “precarietà e lavoro povero”. Conte è in Aula. Non interviene lui, per il M5S ( decisione che ha sorpreso Palazzo Chigi, pare). Rincorso dai cronisti, assicura che il post sul salario non era una contromossa rispetto al Pd: “Non ho rivendicato, ho dato una notizia”.

Ma Conte schiva il confronto in Aula anche perché vuole giocarsi un’altra carta, ossia intervenire alla Camera martedì prossimo, quando Meloni dovrà riferire sul Consiglio europeo del 23 e 24 marzo. L’occasione per l’ex premier per rilanciare sul tema dell’invio delle armi all’Ucraina: anche per “snidare” Schlein.

Non a caso, domenica scorsa, Conte l’aveva punta sull’argomento nell’intervista al Fatto: “Mi interessa capire se il Pd di Schlein è per una svolta rispetto all’escalation militare e se cercherà un’alternativa rispetto all’infinito invio di armi”. A question time ancora caldo invece colpisce la batteria di dichiarazioni con cui i 5Stelle teorizzano che il salario minimo legale è innanzitutto roba loro. “Lo proponiamo dal 2013 – rivendica il vicepresidente Michele Gubitosa – Non conosciamo nel dettaglio la proposta di Schlein, ma sappiamo che quelle di alcuni dem non fissano alcuna soglia minima. Così non si risolve il problema”. Mentre il capogruppo Francesco Silvestri la butta lì: “Vedremo assieme a quante forze combatteremo questa battaglia”. Lei, la segretaria dem, adopera invece sillabe ecumeniche: “Sul salario auspico una convergenza con tutte le altre opposizioni per una battaglia in Parlamento e nel Paese”. Da alleati, che per ora proprio non lo sono.

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