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Confartigianato. Meloni, non deve più succedere che made in Italy sia svenduto. Obiettivo taglio 5% del cuneo – Agenpress

AgenPress –  “Grazie per la pazienza, abbiamo un po’ rimesso in discussione gli orari di questa mattinata, che era per noi un po’ particolare, ma ci tenevo ad esserci”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo all’Assemblea nazionale di Confartigianato, dopo aver presentato in mattinata la manovra in conferenza stampa.

“Ci tenevo a continuare un lavoro che, come diceva il presidente Granelli, non inizia oggi, viene da lontano, e non potevo mancare il giorno del compleanno di Marco Granelli. Tanti auguri presidente – ha aggiunto sorridendo -, non farò come Marilyn, ma tanti auguri”.

“Tra i nostri asset strategici fondamentali c’è il made in Italy e c’è sempre stato nella nostra visione. Il marchio italia è il terzo per riconoscibilità nel mondo ma noi negli ultimi anni abbiamo lasciato che svendesse i nostri marchi e questo non si deve e non si può fare più”.

Ha quindi annunciato l’idea di avviare un registro delle indicazioni geografiche dei prodotti artigianali, come è stato fatto per quelli alimentari e ha concluso: “Il marchio va difeso e per farlo, deve essere riconoscibile”.

“Nei prossimi giorni vogliamo accompagnare la manovra finanziaria con allegato ad hoc dedicato alla valorizzazione e la tutela del Made in Italy, della proprietà intellettuale, della lotta alla contraffazione. Questo sarà oggetto del nostro confronto”.

“L’orizzonte della legislatura è un taglio del 5% almeno” del cuneo fiscale “due terzi al lavoratore, un terzo all’azienda. Anche l’azienda deve avere un beneficio dal taglio del cuneo fiscale”.

Sulla tregua fiscale “muovevamo da un principio del rapporto fra Stato e contribuente. Abbiamo deciso di fare una norma che non prevedesse alcun condono, ma solo operazioni di buonsenso e vantaggiose per lo Stato”.

Il Pnrr “è una grandissima occasione, il grosso del lavoro fatto dal precedente governo è stato soprattutto di carattere ordinamentale. Sulla spesa non siamo molto, molto avanti, c’è un lavoro di accelerazione da fare e stiamo lavorando per farlo”.

“Sono stata criticata perché ho detto che il Pnrr ha bisogno di un tagliando: il motivo è che è stato scritto in un contesto molto diverso da questo. Abbiamo 120 miliardi di euro in opere pubbliche nel Pnrr – ha aggiunto -, e il costo delle materie prime è aumentato del 130%. Se qualcuno pensa che non vada affrontato il problema, le gare andranno deserte. Serve un aggiustamento”.

“Oggi abbiano dovuto correggere la norma, quello che ci preme è il pregresso perché oggi ci ritroviamo con i cassetti fiscali delle banche pieni e le cessioni di nuovi crediti vuote”.

“Lo Stato ce la metterà tutta, ma le banche qualcosa di più possono fare”, assicurando che, rispetto ai cosiddetti ‘esodati del 110’ “noi faremo quello che possiamo per dare una mano, purché anche altri ci diano una mano”.

“Potete essere certi che vi confrontate con un governo che rema nella vostra stessa direzione, non contro di voi. Quello che possiamo fare noi nei prossimi cinque anni, si spera, è provare a considerarci degli artigiani d’Italia, degli artigiani per l’Italia, a occuparci della nazione con la stessa meticolosità, lo stesso amore e la stessa pazienza con cui normalmente un artigiano si occupa dei suoi prodotti”.

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