Civiltà degli stazzi il Wwf promuove il “Muto di Gallura”

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AGGIUS. Alla fine è arrivata anche la certificazione del Wwf: “Il muto di Gallura” è un’azienda agricola e turistica modello di sostenibilità. Un vero e proprio premio “alla qualità” che consacra decenni di lavoro e di passione che Gianfranco Serra, patron dell’azienda di Aggius, ha dedicato alla tutela e alla valorizzazione della civiltà degli stazzi, bastione della storia, della cultura e della tradizione della Gallura. La targa premio è stata consegnata nei giorni scorsi dalla presidente del Wwf provinciale di Sassari, Wanda Casula, direttamente nelle mani dell’imprenditore aggese che si prepara ad affrontare un altra stagione turistica piena di insidie e incertezze a causa delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria.

La motivazione del premio assegnato dal Wwf dice tutto del “Muto di Gallura” e di Gianfranco Serra: “per il suo impegno a tutela del patrimonio ambientale e delle tradizioni della Sardegna e per il suo sostegno a favore dello sviluppo eco-biologicamente sostenibile”.

In effetti, l’azienda agrituristica di Aggius, oltre che apprezzata dai turisti che soggiornano in alta Gallura, è diventata nel tempo un punto d riferimento culturale per il movimento d’opinione che si batte per la difesa e la valorizzazione della cultura degli stazzi, cioè quel filo rosso che lega storia e tradizione della Gallura profonda. In mezzo ci sono la campagna, le tradizioni secolari, le attività artigiane fortemente identitarie, come la tessitura nel caso di Aggius. Un piccolo -grande universo che Gianfranco Serra ha sintetizzato nell’associazione culturale “Stazzi e cussogghji” che organizza ogni anno la rassegna itinerante Primavera in Gallura. Una sorta di viaggio nella memoria (magari su un carro a buoi) alla riscoperta delle tradizioni galluresi. Uno spettacolo anche per i turisti, ma l’obiettivo di Gianfranco Serra è sempre stato un altro, più profondo: mantenere accese le luci della ribalta su un mondo che altrimenti rischia di scomparire, travolto dall’invasione delle bancarelle e dei fast food. In fondo, alle radici del premio e della considerazione del Wwf c’è proprio l’idea di una lunga storia da salvare. (m.b.)

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