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Chiara Francini: “In scena tra Shakespeare e il teatro di ricerca”

Libri, cinema, televisione, teatro. Chiara Francini è un vulcano di energia. Nel suo vocabolario non esistono le parole pausa, riposo. Tanto che quando è stato dato il via libera alla ripartenza degli eventi dal vivo lei non è tornata in scena con un solo spettacolo, ma con due. E ora con “L’amore segreto di Ofelia” sbarca alla Notte dei poeti della Cedac: l’appuntamento è per sabato 10 luglio alle 20 nell’area archeologica di Nora. Ma l’attrice toscana di Campi Bisenzio approfitterà della tappa sarda anche per presentare il suo romanzo, “Il cielo stellato fa le fusa”, edito da Rizzoli, che come i precedenti ha vinto la scommessa delle librerie. E così l’11 sarà a Santa Lucia di Siniscola, il 12 a Olbia e il 13 a Macomer. Un mini tour in un’isola che da sempre le sta a cuore: la sua migliore amica, Mara Tanchis, è di Bolotana, mentre a Porto Rotondo c’è Paolo Isoni, amico e stilista di fiducia, che ha realizzato anche i costumi dello spettacolo. E la Sardegna ha avuto una certa influenza anche nella stesura dell’ultimo romanzo, tanto da dedicarle un capitolo ad hoc.

Il primo appuntamento con il suo tour isolano sarà però con il teatro il 10 luglio a Nora nella Notte dei poeti targata Cedac, giunta quest’anno alla sua 39esima edizione, in una pièce firmata da Steven Berkoff. Francini impersona un’attrice che deve interpretare Ofelia, mentre l’altro protagonista, Andrea Argentieri, ha il ruolo di un attore che deve calarsi nei panni di Amleto.

Uno spettacolo nello spettacolo, dunque?

«Assolutamente sì. La storia deriva dall’epistolario erotico di Ofelia e Amleto che nell’opera di Shakespeare viene solo citato, ma che Berkoff ci restituisce. È una messa in scena in cui l’attrice quando vede quello che sarà il suo partner non è contenta, non gli piace. Ma poi man mano che vanno avanti le prove, mentre Ofelia si innamora di Amleto, lei si innamora dell’attore. Il destino di quattro personaggi diventa il destino di due».

Lo spettacolo nasce da un testo di Berkoff, ma c’è anche Shakespeare. Due epoche diverse e due linguaggi diversi?

«La storia parte dal lockdown, ci sono due schermi in cui noi facciamo le prove e poi siamo in carne e ossa sul palco dove mettiamo in scena la tragedia. Fanny e Alexander, alias Chiara Lagani e Luigi De Anggelis, che hanno curato regia e drammaturgia, hanno scelto un linguaggio che racchiude le due sfere: c’è il presente con le prove, c’è la tragedia di Shakespeare».

Come si è imbattuta in questo testo di Berkoff?

«È stato il mio produttore, Pierfrancesco Pisani, a scovarlo. Io vengo dal teatro di ricerca e per me è una sorta di ritorno alle origini. Ho la possibilità di portare in scena uno spettacolo popolare ma con le venature della ricerca. Questa pièce mi permette di apportare alle mie origini un beneficio di popolarità che ho guadagnato negli anni».

Il tema è l’amore adolescenziale, quelle pulsioni che si provano solo a quell’età.

«No, l’amore è uno stato sempiterno. Anche a 50 anni, quando vieni travolto dalla passione, perdi i freni. L’amore ti capita. È caratterizzato dalla mancanza di controllo, soprattutto nella prima fase. La passione è come la fede: esula dalla razionalità. Ed è una roba che può andare bene bene o male male».

Com’è stato tornare in scena dopo la pandemia?

«Ne sono felicissima. Io scrivo e recito per il desiderio di amore verso gli altri esseri viventi. Come dico sempre: il cinema e la tv sono telefonate d’amore, il teatro e i libri sono abbracci. Per me è un ritornare a riveder le stelle».

Vaccinata?

«Ancora no, c’era solo J&J, che per me non va bene. Spero di farlo il prima possibile, perché vaccinarsi è fondamentale».

Dopo Nora risalirà la Sardegna per presentare “Il cielo stellato fa le fusa”: anche questo libro è andato bene.

«È stato già incoronato il romanzo dell’estate. È una sorta di Decameron, tante novelle che possono essere lette, lasciate e riprese. È un romanzo che per la molteplicità delle storie, per la struttura e per il suo narratore Rollone (il gatto dell’attrice, ndr) mi ha dato tanta gioia. È un libro che ci ha fatto abbracciare in questi mesi in cui non potevamo toccarci. E poi c’è tanta Sardegna».

Il giudizio più bello?

«Quello di Stefania Massari di Huffington post: “Chiara Francini ha saputo donarci un libro meraviglioso e poetico da tenere stretto al cuore, perché capace di trasformare il pianto in riso”».

In autunno sarà al cinema con “Altri padri” di Mario Sesti.

«Un film molto bello, attuale. Parla della fine di un amore quando ci sono una famiglia, dei figli. È un film di rara potenza».

E lei avrà un ruolo drammatico: più facile fare ridere o piangere?

«Per un’attrice la cosa più difficile è essere vera, ma credo sia più difficile fare ridere».

Se la chiamassero per la prossima edizione di “Lol”, il fenomeno tv di quest’anno?

«Perché no? Potrebbe essere un’idea».

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