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Caso molestie, tutto quello che non torna nella vicenda Fanpage-Richetti

Molte cose sono ancora da chiarire nel caso di Matteo Richetti, presidente e senatore di Azione, candidato alle elezioni del 25 settembre.

Dopo l’inchiesta di Fanpage, che parlava di un senatore anonimo accusato di molestie da una donna anonima, Carlo Calenda, leader di Azione, ha scelto di esplicitare chi fosse: Matteo Richetti, che però, secondo la difesa di Azione, non ha fatto nulla di male ma anzi è la vittima, visto che già aveva presentato una denuncia per stalking.

Calenda ha poi divulgato anche la denuncia per stalking presentata da Richetti a fine 2021. Una delle tante scelte singolari di questa vicenda, perché la denuncia è piena di dettagli personali, nomi di persone di Azione e così via.

La denuncia, divulgata da Calenda, non chiarisce però tutti i punti oscuri della vicenda, nonostante Azione cerchi di usarla per chiudere la questione.

Le date non tornano

Vediamo perché, seguendo le date di questa storia. Fanpage racconta la storia di una certa Ambra, la donna che non rivela il nome, che nel novembre 2021 inizia a interagire con il senatore Richetti con la prospettiva di avere un incarico di collaborazione.

Dopo le iniziali ambiguità e approcci inappropriati, racconta Ambra, si compierebbe una vera molestia nel pomeriggio del 16 novembre del 2021: «Senza nemmeno darle il tempo di metabolizzare, il senatore la bacia. Quello che succede dopo è un’inesorabile discesa verso la violenza. Quando lei trova la forza di staccarsi, si allontana da lui e va verso la finestra, ma lui la raggiunge e le mette le mani sotto la gonna. Fino a toccarle le parti intime», scrive Fanpage.

Nei giorni successivi vengono indicati due fatti rilevanti, sempre da Fanpage. Ambra continua a ricevere chiamate e messaggi, poi passano un paio di giorni e Ambra riceve una chiamata da un altro numero. Risponde: non è lui, ma la sua amante. I minuti che seguono sono pieni di insulti: «Sei una puttana, stai lontana da lui, non ti permetterò di prendere il mio posto».

Tutto questo accade quindi, presumibilmente, tra il 16 e il 24 novembre, stando alla periodizzazione di Fanpage. Difficilmente questo può essere connesso alla denuncia per stalking presentata da Richetti e diffusa da Calenda. Non solo perché la denuncia è del 29 novembre 2021 (quale stalking dura una manciata di giorni?) ma anche perché la denuncia sembra raccontare tutta un’altra storia.

Ci sono dei messaggi anonimi su Facebook da utenti fake, scritti tra il 27 e il 28 novembre, con insulti a Richetti, alla sua famiglia e a persone a lui vicine.

È lo stesso Richetti, nella denuncia, a metterli in relazione a un altro messaggio, lunghissimo, che ha ricevuto da una persona che non viene identificata: quel messaggio è del 19 novembre 2021.

Il messaggio

LaPresse

A differenza di Calenda noi non lo divulghiamo per intero, ma a leggerlo si trova lo sfogo di una donna delusa perché Richetti ha scelto non lei ma un’altra sua collaboratrice, militante di Azione, le cui iniziali sono F.S. (ma nella denuncia è chiaramente indicata).

L’autrice del messaggio del 19 novembre, nel suo lungo testo, non fa cenno a molestie, ma racconta una tormentata relazione con promesse non mantenute da parte di Richetti, insulti vari al senatore e a F.S., due persone delle quali l’autrice sembra conoscere molti dettagli della vita privata. Inoltre, l’autrice non identificata sembra essere addentro alle dinamiche del partito da tempo, conosce i collaboratori di Richetti (sa perfino che ha scritto due libri negli anni passati).

Come è possibile che la donna del messaggio sia l’Ambra di Fanpage, come peraltro assicurano fonti di Azione? In una manciata di giorni avrebbe conosciuto Richetti, sarebbe stata molestata, avrebbe capito tutto delle interazioni del senatore con la moglie, la famiglia, altre donne, i colleghi, il partito e tutto il resto?

Quante Ambra ci sono?

Le date rendono assolutamente impossibile che la persona che Richetti ha indicato come presunta autrice di messaggi ingiuriosi sui social sia la stessa che a Fanpage ha raccontato di essere stata molestata il 16 di novembre 2021. Sempre se la molestia c’è stata e si è verificata in quella data.

Anche Fanpage, però, crea una sovrapposizione tra le due figure.

Fanpage racconta che dopo aver subito le molestie, Ambra entra anche in contatto con altre donne che avrebbero avuto esperienze simili e poi, mentre inizia a pensare di denunciare, riceve una visita della polizia:

«È passato da poco Natale, quando una mattina sente bussare violentemente alla porta. Guarda dallo spioncino e sul pianerottolo un grumo blu di poliziotti. Apre spaventata, pensa al peggio, mentre i poliziotti entrano e si presentano: è l’anticrimine, hanno il mandato per una perquisizione a casa e personale».

Come è possibile?

Ipotesi 1: la calunniatrice

LaPresse

Si possono solo fare delle ipotesi che diano un senso a queste date. Prima ipotesi: ha ragione Richetti, la donna del messaggio e Ambra sono la stessa persona, questa Ambra è una mitomane che non solo si è completamente inventata una relazione con Richetti, con tutti i tormenti che il lungo messaggio (pieno di dettagli) rivela, ma ha anche raccontato molestie mai avvenute prima a Dagospia, che esce con un articolo sempre anonimo a dicembre 2021, e poi a Fanpage, cui fornisce dettagli completamente fasulli a cominciare dalla data della molestia.

Così le date tornerebbero: c’è una persona disturbata che calunnia Richetti da mesi e mesi, Fanpage è rimasta vittima delle sue manovre cui ha dato credito.

Epperò c’è più di un aspetto che non torna in questa ricostruzione. La donna, Ambra, si sarebbe macchiata di reati molto gravi, come creare finte conversazioni Facebook e WhatsApp, calunniare Richetti, fingersi altre persone e insultare sui social. Come può pensare di farla franca?

Inoltre, Fanpage racconta di aver raccolto più testimonianze di molestie e comportamenti inopportuni da parte di Richetti. Sempre opera della macchinazione di Ambra che ha coinvolto dei complici per diffamare il senatore?

Tutto è possibile, ma lascia comunque un punto inspiegabile anche in questa versione dei fatti: perché Richetti presenta una denuncia per stalking senza elementi? Una manciata di messaggi anonimi sui social e uno di una amante delusa sono stalking? Qualunque personaggio pubblico riceve cose simili, mentre pochi sperimentano quella che sarebbe una raffinata manipolazione nella quale sono cadute anche due testate giornalistiche, cioè prima Dagospia e poi Fanpage.

Se poi c’è stata davvero la perquisizione raccontata da Fanpage, si aprirebbero altre questioni: tutte le volte che una persona segnala cose simili si muove la polizia e va a casa del presunto stalker? O solo se a denunciare è un senatore?

Ipotesi 2: l’insabbiamento

Il secondo scenario è quello in cui tutto questo anonimato ha creato una gran confusione tra chi è chi. Forse le persone che hanno parlato con Dagospia e con Fanpage sono diverse, non c’è una sola Ambra, magari alcuni fatti si sono sovrapposti e persone diverse sono diventate la stessa nella narrazione giornalistica.

Non possiamo saperlo, anche perché non c’è alcuna denuncia depositata da parte delle possibili vittime che imponga alle forze dell’ordine di approfondire.

Se l’Ambra di Fanpage e l’autrice del messaggio contenuto nella denuncia per stalking sono due persone diverse e se la possibile molestia si è consumata davvero il 16 novembre 2021, allora Azione sta cercando di coprire il senatore Richetti evitando che si approfondiscano le sue responsabilità.

Il 14 dicembre 2021, Dagospia, senza fare nomi, scriveva: «Il leader del partito – prosegue una delle nostre fonti – sa tutto ma finge di non sapere. È terrorizzato che la storia venga fuori. Ha anche discusso con il senatore per questa vicenda ma ha preferito mettere la testa sotto la sabbia…».

Come uscirne?

C’è un primo modo per cominciare a capire se tutta questa vicenda è soltanto una montatura, un modo per screditare Richetti per ragioni ignote oppure è il crollo di un muro di omertà.

La persona o le persone che hanno fornito a Fanpage messaggi e conversazioni attribuite a Richetti (“se non volevi che ci provavo non ti mettevi la gonna” e cose simili) dovrebbero depositarle in una denuncia, in modo che la polizia postale possa verificarne la veridicità.

Più complesso ricostruire le eventuali molestie, ma se i messaggi fossero effettivamente del senatore allora sostenere la teoria del grande complotto diventerebbe impossibile.

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