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Casa venduta all'asta, il dramma di una malata sarda di 76 anni: “Non ho più un tetto” – Casteddu On line

Venduta all’asta “a 136mila euro”, con un’unica acquirente interessata, che ha ottenuto le chiavi e tutti i documenti. Una casa di Golfo Aranci è già passata di mano, ma sullo sfondo c’è l’ennesimo dramma sociale. In quei metri quadri, infatti, da più di mezzo secolo ci vive Efisia. La donna, 76 anni, ha condiviso il tetto con il figlio Emilio e, in parallelo, anche tutte le battaglie legali per cercare di non perdere il tetto. Ma alla fine hanno perso tutte le partite che si sono giocate nei tribunali. E, se da un lato c’è un nuovo proprietario legittimo, dall’altro c’è un’anziana che, insieme al figlio, non sa davvero dove sbattere la testa: “Tutta colpa di un tentativo di vendita dell’appartamento che risale a molti anni fa. L’abitazione era a nome di mio fratello”, racconta Luigi, “chi ha comprato ci ha poi ripensato e ha chiesto indietro i soldi della caparra. Ma quei denari non erano più nella disponibilità di mio fratello, che nel frattempo aveva tentato di acquistare un altro appartamento”. La coppia di acquirenti si rivolge a un legale e inizia una causa, che porta dopo tanto tempo alla messa all’asta della casa di Golfo Aranci e alla conseguente aggiudicazione da parte di una donna: “Che non è mai venuta a visionare la casa, ma che ha avuto comunque modo di leggere la relazione dove, tra l’altro, c’era scritto che era abitata anche da un’anziana”.

Luigi Aiello ha fatto vari tentativi per non perdere il tetto: “Ho addirittura proposto alla nuova acquirente di pagarle un affitto mensile, non ha voluto sentire ragioni. Mia madre soffre di varie patologie di cui anche cognitive. Ho fatto anche un reclamo al collegio di Tempio, già da luglio, per mettere chiarezza per come sono andati i fatti. Il giudice ha attivato un trattamento sanitario obbligatorio per mia madre, anzichè verificare la procedura dell’asta, visto che siamo arrivati ad attivare una denuncia alla Procura della Repubblica”. Ma il più, ormai, è fatto, e per la mamma e il figlio regna la disperazione: “Mia madre non vuole andare in una Rsa o in una casa di riposo. Ho preso vari contatti con strutture che potrebbero ospitarla, ma chiedono almeno 20mila euro l’anno, cifre improponibili per noi. Non sappiamo davvero quale sarà il nostro futuro”.

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