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Carta chiede il reintegro alla direzione del Cipnes

OLBIA. Aldo Carta dovrà aspettare ancora qualche giorno per sapere quale sarà il suo destino. Dal 26 maggio per decisione del gip del tribunale di Tempio Caterina Interlandi, il direttore del Cipnes è sospeso dalle sue funzioni. Una misura interdittiva (per un anno) disposta nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Tempio sulla presunta turbativa d’asta nella vendita del Geovillage che lo vede indagato insieme all’imprenditore e creatore del mega complesso di zona industriale Gavino Docche, a suo figlio Fabio, e al notaio romano Vittorio Occorsio. Sarà il collegio dei giudici del tribunale del Riesame di Sassari, a cui i difensori di Carta hanno presentato appello, a decidere se confermare la sospensione o annullarla, come richiesto dagli avvocati Marzio Altana e Alessandro Gentiloni. L’udienza di ieri è stata lunga e approfondita. La difesa ha ribadito ai giudici le proprie ragioni. Il collegio si è riservato.

«È un provvedimento abnorme e ingiusto. Comunque sono sereno, ritengo di aver fatto il mio dovere», era stato il breve commento del direttore del Cipnes poco dopo la notifica, nel maggio scorso, da parte dei finanzieri del provvedimento del gip. Il giudice per le indagini preliminari ritiene che Aldo Carta e Gavino Docche abbiano interferito con una serie di condotte nella procedura fallimentare, impedendo di attivare il bando di gara per la vendita del Geovillage, a danno dei creditori. La curatela sarebbe stata sistematicamente condizionata dall’esercizio scorretto dei poteri del Cipnes diretti – questa l’accusa della Procura condivisa nell’ordinanza del gip – ad avvantaggiare l’interesse privato dei Docche. Una visione diametralmente opposta a quella dell’indagato che ritiene di avere sempre agito nell’interesse pubblico e di avere negli anni sempre interloquito con la curatela per concertare percorsi giuridici e condividere soluzioni che salvaguardassero tutti gli interessi in gioco.

Ai primi di giugno, il tribunale del Riesame di Sassari ha revocato gli arresti domiciliari nei confronti di Gavino Docche e di suo figlio Fabio (che ha gestito il complesso immobiliare di zona industriale fino al 31 dicembre 2020). I giudici avevano anche respinto l’appello della Procura che chiedeva per il notaio Occorsio la sospensione dall’esercizio della professione (nei suoi confronti non è stata applicata nessuna misura). Si attende ora la decisione sulla richiesta di annullamento della sospensione del direttore del Cipnes, presentata dalla difesa.

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