Botte da orbi sulla Loggia Ungheria, Davigo risponde a Greco: “Ha violato la legge”

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Piercamillo Davigo incassa e risponde, colpo su colpo, a Francesco Greco. “Il prestigio della magistratura si difende rispettando la legge e non violandola. Greco ha violato la legge, perché la legge dice che l’iscrizione doveva avvenire immediatamente e non lo ha fatto“. La vicenda è sempre la stessa: quella della Loggia Ungheria, presunto e fantomatico gruppo di potere tra imprenditoria, magistratura e politica raccontato dall’avvocato Piero Amara, rivelato a Davigo dal Procuratore Aggiunto Paolo Storari – che all’ex membro del Csm ha consegnato i verbali in formato word – per la presunta remissività a procedere della Procura di Milano e quindi di Greco. Proprio si questa già ventilata “inerzia” entra Davigo a gamba tesa. È ormai lotta senza esclusione di colpi tra i due ex amici, il “Dottor Sottile” e la “mente finanziaria” del pool di Mani Pulite.

Il Procuratore Capo di Milano si appresta al pensionamento, che avverrà a novembre. In un’intervista a Milena Gabanelli su Il Corriere della Sera ha parlato a ruota libera a ruota libera: ha denunciato una sorta di accerchiamento della procura ambrosiana, descritto il gesto di Paolo Storari come un “accoltellamento alle spalle”, messo in luce i risultati della Procura e lanciato una bordata al suo ex amico. Il Procuratore Capo si è detto certo che “l’uscita (dei documenti, ndr) era nell’interesse di Davigo che non si è preoccupato assolutamente della sorte del procedimento e quando ha lasciato il Csm quei verbali li ha abbandonati. Fatto imbarazzante”. Tutto un tradimento questa faccenda sull’asse Brescia-Milano-Roma.

Davigo – che dopo aver ricevuto quei verbali non li segnalò formalmente, ma ne parlò informalmente con il vicepresidente del Csm David Ermini e con gli altri due membri del Comitato, il procuratore generale e il presidente della Cassazione, Giovanni Salvi e Pietro Curzio. oltre che con il senatore Nicola Morra, presidente dell’Antimafia – è indagato a Brescia per rivelazione del segreto d’ufficio. Secondo Il Fatto Quotidiano le parole di Greco starebbero spingendo Davigo a querelare il Procuratore Capo di Milano. “Chi è indagato deve difendersi, cosa che ho fatto. Quando questo processo sarà finito trarrò le mie conclusioni: se sono state fatte affermazioni calunniose, chi le ha fatte ne risponderà“, ha detto Davigo a Di Martedì.

Ma soprattutto, sempre su La7: “So che l’iscrizione è avvenuta solo sei mesi dopo l’acquisizione della notizia di reato, dopo che il Pg della Cassazione, informato da me, lo ha chiamato”. Perché Greco non l’abbia fatto prima “non lo so”. Un reato, per Davigo, “infatti è indagato per abuso d’ufficio”. Nessun rimorso, nessun rimpianto per l’ex membro del Csm, in pensione dall’autunno scorso: “Ho fatto il mio dovere perché c’era una grave omissione che ha conseguenze devastanti per il processo. Un magistrato deve fare il suo dovere a prescindere dall’immagine. E io dovevo riportare sui binari della legalità quello che stava accadendo”.

Greco a Il Corriere della Sera, per chiarire il suo operato, aveva detto di sperare che che il Procuratore di Brescia (competente su Milano) archivi subito in quanto “nessun sollecito, nessun contrasto, nessuna inerzia è emersa perché non c’è mai stata. Anzi faccio notare che è stato il sottoscritto a sbrogliare la questione delle iscrizioni imponendo quella di Amara e dei suoi sodali per Ungheria, mentre Storari le aveva volontariamente omesse. Infine, quando ha proposto un cronoprogramma investigativo, lo ha potuto eseguire con la collega Pedio senza alcun limite”. Nonostante passi spesso sotto traccia, la Loggia Ungheria è un caso tutto ancora aperto.

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