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Alghero, palazzo bruciato 4 anni fa: amministratore a giudizio

ALGHERO. Le 51 famiglie sfollate a causa del rogo che, il 18 luglio di quattro anni fa, ha reso inagibili i loro appartamenti nelle palazzine di via Vittorio Emanuele, attendono ancora delle risposte e la giustizia penale sta facendo il suo corso: tutti i proprietari degli appartamenti, più la società costruttrice Sofingi e il Banco di Sardegna che ha l’ipoteca sugli immobili Sofingi per il 65% delle quote condominiali, hanno denunciato l’amministratore del condomino Giuseppe Pirisi, il quale è stato rinviato a giudizio dal gup del tribunale di Sassari, Antonello Spanu, per «negligenza, imprudenza e imperizia, non procedendo alla pulizia dell’intercapedine condominiale, cagionando un incendio dell’immobile, dovuto all’accensione accidentale del materiale infiammabile accumulatosi». L’udienza è prevista per il 24 settembre ma l’amministratore aveva comunicato le proprie dimissioni già dallo scorso dicembre.

Il palazzo, abbandonato e annerito nella parte sottostante, è intanto ancora li transennato, vittima anche di una burocrazia lenta e farraginosa. Poi ci si è messo anche il Covid a rallentare ancora di più le procedure. L’udienza per la quantificazione dei danni prevista lo scorso autunno era stata rinviata al giugno di quest’anno, ma ancora una volta i giudici del tribunale di Sassari hanno dovuto rinviare a causa della proroga chiesta da uno dei tre periti, nominati dal Tribunale. Proroga concessa e udienza rinviata a novembre.

«A oggi non abbiamo quantificato il danno subito da ciascun condomino perché manca una delle tre perizie. Una situazione intollerabile – ha detto Sabrina Calvia, proprietaria di un appartamento –. Alla burocrazia e il Covid si aggiunge anche la lentezza delle pratiche». Sabrina Calvia è una delle 145 persone sfollate che da quattro anni vive un incubo: «In quell’appartamento ho investito tutti i miei risparmi, guadagnati con sudore e fatica». Sino a questo momento una sola compagnia di assicurazione, la Axa, ha sborsato 500 mila euro e di questi circa 350 mila euro sono stati utilizzati per lavori di messa in sicurezza. «Ora i condomini – come fa sapere Sabrina Calvia – , chiedono al loro ex amministratore di giustificare, davanti al giudice, le spese fatte sinora. Nel conto corrente del condominio restano ancora 150 mila euro». Sabrina Calvia, così come tutti gli altri proprietari, desidera che entro quest’anno si ponga fine alla vicenda e che si trovi una soluzione: «provo delusione e tristezza allo stesso tempo. Confido nella giustizia».

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