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Ai lavoratori solo un contentino, ridotto subito l’aiuto ai poveri: la legge di bilancio del governo Meloni

Diversi economisti sostengono che la differenza tra nazioni povere e ricche si gioca tutta sul fatto che le istituzioni funzionino per il beneficio dei molti e non dei pochi.

Nonostante alcuni correttivi all’ultimo miglio, dall’aumento delle pensioni minime a 600 euro chiesto da Forza Italia alla crescita del taglietto del cuneo fiscale, utilizzando questa lente la legge di bilancio di Giorgia Meloni sarebbe bocciata. Ecco tutte le misure


Il reddito di cittadinanza

Il nuovo slogan della destra: «Abbiamo ripristinato la povertà»

Tagliare il reddito di cittadinanza alle persone sotto la soglia di povertà ma occupabili significa togliere l’aiuto a 660 mila persone.

Il governo prevede per loro la riduzione del sussidio da 12 a 8 mesi per il 2023 per loro. E poi la cancellazione della misura e una riforma completa nel 2024. 

Il problema è che nella platea degli occupabili meno della metà è stata finora presa in carico dai servizi per l’impiego o per tirocini. In Campania, dove si concentrano un quarto dei percettori di reddito, i centri per l’impiego si stanno occupando di appena il 32,8 per cento di loro.

Secondo l’ultima nota di ottobre di Anpal, aggiornata al 30 giugno, la maggioranza di questa platea, il 57,7 per cento, ha competenze medio basse. Oltre il 70 per cento un’istruzione secondaria inferiore, cioè la scuola media. 

Il governo Meloni promette di indirizzarli verso un percorso di formazione, ma viene da chiedersi perché ciò che non è stato fatto finora, dovrebbe riuscire adesso. E cosa succederà a tutti gli altri a partire dal 2024.

Ridotta l’Iva su pannolini e assorbenti

Ci voleva forse una premier donna per vedere la riduzione dell’Iva su pannolini e assorbenti al 5 per cento. Salta invece l’azzeramento dell’Iva su pasta, pane e latte, uno slogan facile, ma che vale appena poche decine di euro l’anno e che rischiava di essere riassorbito, facendo perdere al governo  la faccia di fronte a un’inflazione sui beni alimentari a doppia cifra.

Al suo posto viene istituito un fondo da 500 milioni di euro per finanziare una carta della spesa per i beni di prima necessità per chi ha un reddito inferiore a 15mila euro. Gestita dai comuni, i punti di vendita potranno aderire all’iniziativa su base volontaria.

La pensione delle donne? Dipende dal numero dei figli

Ci voleva invece un governo di destra pure guidato da una donna di destra per pensare di legare la pensione delle donne e solo la loro al numero di figli.

Opzione donna, cioè il calcolo dei contributi pensionistici che consente alle lavoratrici di ottenere un trattamento pensionistico con requisiti notevolmente ridotti, verrà prorogata, ma legata al numero di figli: si esce a 58 anni con due o più figli, a 59 se si ha un solo figlio. 

Quota 103 e pensioni minime

Per finanziare le quote pensionistiche che permetteranno a 45mila lavoratori con 41 anni di contributi e almeno 62 anni di età di evitare la Fornero, viene bloccata la rivalutazione delle pensioni, approvata dal ministro Giorgetti solo pochi giorni fa via decreto, per le pensioni superiori ai 2mila euro.

Quota 103 finanziata con la legge di Bilancio costa quasi un miliardo e a regime, dopo tre anni, secondo le simulazioni dell’Inps si arriverebbe a una spesa di sei miliardi, il triplo rispetto alla spesa per il reddito di cittadinanza per i 660 mila occupabili.

Forza Italia ha ottenuto l’aumento delle pensioni minime a 600 euro.

Taglietto al cuneo fiscale

Ai lavoratori dipendenti con reddito sotto i 32mila euro, il governo destina un taglio del cuneo fiscale del due per cento, lo stesso del governo Draghi, che sale al tre per cento per i redditi inferiori ai 20mila euro, per un totale di cinque miliardi di euro per milioni di lavoratori.

All’ultimo l’esecutivo ha deciso di evitare la ridistribuzione di un terzo dello sconto fiscale alle imprese, che infatti ieri lamentavano tramite il presidente di Confindustria Carlo Bonomi la mancanza di un taglio ampio.

Un’altra detassazione

Via i debiti con le entrate: le misure fiscali del governo Meloni

In compenso però sempre per “risarcire” FI, viene introdotta un’altra detassazione a favore delle imprese: questa volta si tratta di una detassazione completa per le assunzioni a tempo indeterminato dei giovani sotto ai 36 anni con contratto determinato. E di nuovo per i percettori di reddito di cittadinanza (misura già prevista in passato)

Rinvio di sugar e plastic tax

Si prosegue anche nel favorire alcuni comparti industriali, rinviando di un altro anno sugar tax e plastic tax, cioè l’imposta sulle bevande zuccherate e sugli imballaggi di plastica che l’attuale presidente della Confindustria aveva definito «la morte della manifattura italiana».

 Il rinvio era già stato sostenuto dal ministro Gilberto Picheto Fratin, molto vicino alle esigenze del comparto della chimica.

Questa nuova sospensione sarebbe difficile da comprendere considerando che l’esecutivo, alla disperata ricerca di risorse, ha scelto di imporre nuove tasse, proponendo anche una quasi comica tassazione delle plusvalenze ottenute sul trading di criptovalute, protagoniste di colossali tracolli in Borsa. E che per risparmiare ha approvato assieme al documento programmatico di bilancio anche un decreto urgente per ridimensionare i tagli delle accise sui carburanti approvati con il decreto Aiuti Quater bollinato appena quattro giorni fa e che ora vengono smentiti e rimodulati – con il decreto Rave siamo già alla terza norma su cui l’esecutivo ha fatto retromarcia in un mese.

Ridotti gli sconti sulle accise

Vengono rideterminate, e quindi aumentate rispetto alla decisione precedente,  le accise su benzina, gasolio e gpl. Lo sconto sulla benzina passa da 30 centesimi al litro a poco più di diciotto centesimi. 

Ma il governo Meloni rinuncia a 650 milioni di nuove entrate di sugar e plastic tax perché ha già deciso di sopprimere le due imposte l’anno prossimo, quando ci sarà il taglio al reddito di cittadinanza.

Condono

Con la flat tax a 85mila euro, i dipendenti pagano il triplo di tasse

L’esecutivo ha presentato un decreto fiscale per trovare risorse con alcune misure sensate, alcune sono ormai diventate slogan di tutti i governi come la razionalizzazione delle spese fiscali, ma c’è anche una necessaria revisione dei bonus edilizi che restano incredibilmente generosi.

Resta accantonata però la grande questione del lavoro e ancora di più del lavoro povero.

Quello a cui il governo non ha rinunciato è invece il grande pacchetto della tregua fiscale che tra una lunga serie di sconti e agevolazioni, comprende lo stralcio delle cartelle esattoriali fino a mille euro dal 2000 al 2015 e la rottamazione o saldo e stralcio dei carichi affidati alla riscossione.

Si tratta del quarto condono in dieci anni, dopo le misure del 2012, 2018 e  2021. La Corte dei Conti ha già rilevato che rottamazioni apparentemente limitate si sono tradotte in condoni anche per somme superiori a causa di come era stata scritta la norma.

Nel 2018 ne avevano beneficiato in sette milioni: tra le poche misure a favore di tanti di questo governo ci sono quelle a vantaggio di chi non paga le tasse.

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