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Abusi su una 13enne il vicino nega tutto: «Era come una figlia»

SASSARI. Ha negato davanti al collegio presieduto dal giudice Elena Meloni di aver mai toccato quella ragazzina che per lui e per sua moglie (una coppia di commercianti) era come una figlia, tanto che avevano avviato le pratiche per l’affidamento temporaneo. La mamma della tredicenne, infatti, era finita agli arresti domiciliari in seguito a un’indagine per spaccio di droga e la ragazzina – dopo il pronunciamento del tribunale dei minori – era stata inserita in una comunità.

Quella coppia era sempre stata sia per la tredicenne che per sua madre un punto di riferimento: oltre che essere vicini di casa, infatti, le aiutavano economicamente. Ma a un certo punto la ragazzina aveva accusato l’uomo, un 44enne, di abusi e lui era finito a processo. Il presunto episodio di violenza sessuale era saltato fuori perché, durante il soggiorno in comunità, alla ragazzina era stato concesso il permesso di andare a trovare la mamma ma alle educatrici, inaspettatamente, aveva detto di non volerlo fare. Tanto meno voleva vedere i due vicini. Un rifiuto apparso strano proprio per via della fiducia da sempre manifestata verso la coppia.

La tredicenne aveva raccontato che un giorno l’uomo, approfittando di un momento in cui la moglie non era in casa, l’avrebbe palpeggiata nel seno. «Non avrei mai potuto farlo – si è difeso ieri in aula l’imputato, assistito dall’avvocato Gianluigi Poddighe, durante l’esame cui ha voluto sottoporsi – Non è mai successo che io sia rimasto da solo con lei in casa». Circostanza, questa, confermata dalla moglie, anche lei sentita ieri: «Quando non eravamo in negozio io e mio marito stavamo a casa insieme. E quando la bambina veniva a trovarci io c’ero sempre. Dopo queste accuse terribili abbiamo voluto interrompere noi i contatti. Insieme alla mamma è tornata in negozio, le aiutavamo con la spesa, ma le abbiamo mandate via».

Durante l’incidente probatorio la ragazzina aveva confermato le accuse ma non aveva fatto cenno a un altro episodio di cui invece ha parlato in seguito sua mamma: la donna ha infatti riferito che la figlia le avrebbe detto di non voler più andare a casa dei due commercianti perché «lui si era abbassato i pantaloni, poi li aveva abbassati a lei e l’aveva toccata nelle parti intime». Un dettaglio che non era mai emerso nel processo. Nessun riferimento al palpeggiamento sul seno perché la figlia non gliene avrebbe parlato. Per l’avvocato Poddighe si tratta di «palesi incongruenze che minano pesantemente la credibilità e l’attendibilità della ragazzina». Le ragioni per le quali, secondo la difesa, la 13enne avrebbe mentito saranno tema della discussione programmata per settembre. In quella data è prevista anche la requisitoria del pm Ermanno Cattaneo.

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